L’anticipazione del prezzo fino al 30% negli appalti pubblici: tra decreto Rilancio e Cura Italia

L’anticipazione del prezzo fino al 30% negli appalti pubblici: tra decreto Rilancio e Cura Italia.

L’anticipazione del prezzo fino al 30% negli appalti pubblici: tra decreto Rilancio e Cura ItaliaChe il decreto Rilancio (d.l. 19 maggio 2020, n. 34) abbia dimenticato di fare il punto sul pagamento “anticipato” dei SAL negli appalti pubblici è evidente, manca infatti nel provvedimento una norma che consenta effettuare i pagamenti dei SAL in deroga alle condizioni contrattuali (come delr esto previsto dall’art. 103, comma 2 ter, della legge Cura Italia per gli appalti privati). C'è però una novità, l’anticipazione del prezzo è possibile, a certe condizioni, fino al 30%.

L’art. 35, comma 18, Codice contratti pubblici prevede la possibilità per l’appaltatore di ottenere l'anticipazione del prezzo pari al 20% calcolato sul valore del contratto di appalto da versarsi entro quindici giorni dall'effettivo inizio della prestazione.

L’istituto è stato oggetto di interventi da parte del legislatore con il decreto Cura Italia, d.l. 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni in legge 24 aprile 2020, n. 27, prima, con il c.d decreto Rilancio, dopo.

Come ho avuto modo di illustare dettagliatamente nel mio articolo "Decreto Rilancio e Cura Italia: l'anticipazione del prezzo fino al 30%" pubblicato in data odierna su lavoripubblici.it (clicca qui per leggere), al quale rinvio per un approfondimento del tema, entrambe le novelle sembrano presentare criticità.

L’art. 207, comma 1, del decreto Rilancio, prevede che dalla data di pubblicazione del provvedimento e fino al 30 giugno 2021 – a taluen condizioni - l’importo da anticipare all’appaltatore può essere elevato al 30% calcolato sul valore del contratto di appalto, tenendo conto delle risorse disponibili della stazione appaltante.

La disposizione si applica alle procedure disciplinate dal codice dei contratti pubblici, d.lgs. 50/2016, quando: bandi o avvisi di gara risultano pubblicati alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio, nell’ipotesi di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, gli inviti a presentare le offerte o i preventivi sono stati già inviati e i relativi termini non sono ancora scaduti, “in ogni caso” le procedure sono state avviate a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto e fino alla data del 30 giugno 2021.

Una prima osservazione deve farsi in relazione al dato letterale della norma: sembra infatti che l’applicazione della disposizione sia limitata alle sole procedure disciplinate dal d.lgs. 50/2016 lasciando fuori quelle procedure che soggiacciono al Codice "de Lise".

Il comma 2 della norma potrebbe però venire in aiuto nell'interpreatre la volontà del legislatore.

La norma infatti prevede che la possibilità, fuori dai casi di cui al comma 1, che il committente riconosca l’anticipazione fino al 30% del prezzo, sempre nei limiti delle risorse annuali stanziate, anche nel caso in cui l’appaltatore abbia già usufruito dell’anticipazione contrattualmente prevista o nel caso in cui abbia già dato inizio alla prestazione senza aver usufruito dell’anticipazione.

Quest’ultima disposizione si riferisce con ogi evidenza alla fase esecutiva dei contratti pubblici e presenta un valido spunto per estendere l’anticipazione del prezzo fino al 30% a ogni contratto di appalto, anche a quelli antecedenti all’entrata in vigore del d.lgs. 50/2016 ove l'appaltatore – fosse anche per la mancata previsione dell'istituto all'epoca della stipula - non abbia ricevuto tale importo.

Tale interpretazione sarebbe del resto coerente con la finalità perseguita dal legislatore di riconoscere liquidità alle imprese appaltatrici.

Le modalità e le garanzie sono le stesse previste dall’art. 35, comma 18, del codice giacché l’art. 207, comma 2, si chiude affermando che “ai fini del riconoscimento dell’eventuale anticipazione, si applicano le disposizioni di cui al secondo, terzo, quarto e quinto periodo dell’art. 35, comma 18” con una limitazione però, sembranono infatti esclusi gli ultimi due periodi dell'art. 35, comma 18, Codice quando afferma che “il beneficiario decade dall'anticipazione, con obbligo di restituzione, se l'esecuzione della prestazione non procede, per ritardi a lui imputabili, secondo i tempi contrattuali. Sulle somme restituite sono dovuti gli interessi legali con decorrenza dalla data di erogazione della anticipazione”.

Una riflessione ulteriore merita poi la modifica apportata all'anticipazione del prezzo da parte dell’art. 91, comma 2, del decreto Cura Italia che ha previsto la possibilità di farvi ricorso anche nel caso di consegna in via d’urgenza, ai sensi dell’art. 32, comma 8, del presente codice”. La modifica operata sembra però essere stata disposta senza tenere in considerazione la disciplina dell’istituto di cui all’art. 35, comma 18, del codice, che subordina l’anticipazione del prezzo alla sottoscrizione del contratto.

L’anticipazione del prezzo, infatti, viene calcolata sul valore del contratto (art. 35, comma 18, codice: “sul valore del contratto di appalto viene calcolato l'importo dell'anticipazione del prezzo”) e si decade dal beneficio, con obbligo di restituzione, qualora l’esecuzione non avvenga secondo la tempistica indicata in contratto.

Laddove il versamento dell’anticipazione non sia seguita dalla regolare stipula del contratto, alla richiesta di restituzione dell’anticipazione ben si potrebbe opporre l’inesistenza del contratto visto che l’obbligo di restituzione presuppone che “l’esecuzione della prestazione non procede, per ritardi imputabili (all’appaltatore), secondo i tempi contrattuali”.

 


regolamento unico appalti esecuzione riserve

Regolamento appalti: riserve e focus su esecuzione. Sarà vero?

regolamento unico appalti esecuzione riserveDalle bozze di Regolamento unico di attuazione ed esecuzione del Codice appalti, voluto dal Legislatore dello "Sblocca cantieri" con la legge 14 giugno 2019, n. 55, che ha riportato in vita il Regolamento, mandando la cd. soft law nel dimenticatoio, è possibile evincere le prime novità o riproposizione di istituti già presenti nella normativa previgente.
Già ad un primo esame del testo sul quale si sta lavorando, emerge (finalmente) l'attenzione riservata all'esecuzione del contratto, fase da tempo considerata di "seconda classe" rispetto alla procedura di gara e che, al contrario, ricopre un ruolo centrale in ogni appalto pubblico.

Sulle riserve

Come avevo anticipato qui, sembra confermato il ritorno alle formalità, tese a garantire peraltro il rispetto della spesa pubblica, relative alla formulazione delle riserve ossia la previsione del termine di decadenza per la loro esplicazione e quelle inerenti i requisiti di contenuto delle stesse.
 
Questi temi nel regolamento previgente (d.P.R. 207/2010) erano disciplinati agli artt. 190 e 191, successivamente abrogati dal d.lgs. 50/2016 e connesso d.M. 49/2018.
L'abrogazione di tali norme, che invece fissavano in modo puntuale le modalità di apposizione delle riserve, ha lasciato senza un'adeguata definizione normativa una procedura che, da sempre, costituisce un punto nodale della fase esecutiva dell'appalto pubblico. Ragione che mi ha spinto a definire le riserve disciplinate dal Codice del 2016 (e d.M. 49/2018 che le rimetteva alla disciplina negoziale sottraendole ad una fonte normativa di rango primario) "riserve fai da te".
 
Ad un primo esame dello schema di regolamento unico, sembra non solo che le disposizioni e i contenuti di cui agli artt. 190 e 191 del Regolamento previgente stiano per tornare alla vita, ma che all'istituto delle riserve sia dedicato un intero e corposo articolo.
E invero, all'art. 187 della bozza di regolamento è dato leggere: "1. L’appaltatore è sempre tenuto ad uniformarsi alle disposizioni ed ordini di servizio del direttore dei lavori, senza poter sospendere o ritardare il regolare sviluppo dei lavori, fatta salva la facoltà di iscrivere le proprie riserve con le modalità e nei termini di cui ai commi 2 e 3.
2. L’appaltatore che intenda sollevare contestazioni o avanzare richieste di qualsiasi natura e contenuto ha l’onere, a pena di decadenza, di iscrivere riserva sul primo atto dell’appalto idoneo a riceverle, successivo all’insorgenza o alla cessazione del fatto che ha determinato il pregiudizio all’esecutore. L’appaltatore che intenda sollevare contestazioni o avanzare richieste di qualsiasi natura e contenuto ha l’onere, a pena di decadenza, di iscrivere riserva sul primo atto dell’appalto idoneo a riceverle, successivo all’insorgenza del fatto che ha determinato il pregiudizio ovvero del momento in cui esso ha manifestato la sua idoneità a recare pregiudizio all’esecutore.
3. La riserva viene esplicitata, sempre a pena di decadenza, entro il termine di quindici giorni dalla sua iscrizione, indicando le ragioni di ciascuna domanda e l’ammontare del compenso o risarcimento cui l’appaltatore ritiene di aver diritto mediante una chiara determinazione.
4. L’appaltatore ha, inoltre, l’obbligo, sempre a pena di decadenza, di iscrivere e confermare le riserve anche nel registro di contabilità all’atto della firma immediatamente successiva al verificarsi o al cessare del fatto pregiudizievole.
5. Il direttore dei lavori, nei successivi quindici giorni, espone nel registro le proprie motivate deduzioni. Se il direttore dei lavori omette di motivare in modo esauriente le proprie deduzioni e non consente alla stazione
appaltante la percezione delle ragioni ostative al riconoscimento delle pretese dell’esecutore, incorre in responsabilità per le somme che, per tale negligenza, la stazione appaltante dovesse essere tenuta a corrispondere.
6. Nel caso in cui l’appaltatore rifiuti di firmare il registro di contabilità, è invitato a farlo entro il termine perentorio di quindici giorni e qualora persista nell’astensione o nel rifiuto se ne fa espressa menzione nel registro.
7. Le riserve che non siano espressamente confermate sul conto finale dall’appaltatore si intendono rinunciate.
8. Le riserve sono formulate in modo specifico ed indicano con precisione le ragioni sulle quali si fondano. In particolare, le riserve contengono, a pena di inammissibilità, la precisa quantificazione delle somme che l’appaltatore ritiene gli siano dovute. La quantificazione della riserva è effettuata in via definitiva, senza possibilità di successive integrazioni o incrementi rispetto all’importo iscritto, salvo che la riserva stessa sia motivata con riferimento a fatti continuativi.
9. Qualora la contestazione dell’appaltatore riguardi la sospensione dei lavori, la relativa riserva viene iscritta, a pena di decadenza, in occasione della sottoscrizione del verbale di sospensione dei lavori ove l’appaltatore ritenga la sospensione, fin dall’inizio, illegittima. Resta fermo il termine di quindici giorni per la relativa esplicazione. La riserva è poi confermata, sempre a pena di decadenza, nel verbale di ripresa dei lavori e, non appena sia sottoposto all’appaltatore per la firma, nel registro di contabilità e nel conto finale.
10. Fermo restando quanto disposto dal precedente comma 9, qualora ritenga che, per il suo perdurare, la sospensione dei lavori sia divenuta illegittima, l’appaltatore è tenuto, a pena di decadenza, ad iscrivere riserva volta a far valere l’illegittima maggiore durata della sospensione nel verbale di ripresa dei lavori, sempreché abbia  previamente diffidato per iscritto il committente a riprendere i lavori, ai sensi dell’articolo 176, comma 2, del presente regolamento.
11. L’esecutore, all’atto della firma del conto finale, non può iscrivere domande diverse per oggetto o per importo da quelle formulate nel registro di contabilità durante lo svolgimento dei lavori, ed ha l’onere, a pena di decadenza, di confermare le riserve già iscritte sino a quel momento negli atti contabili, per le quali non siano intervenuti la transazione di cui all’articolo 208 del codice o l’accordo bonario di cui agli articoli 205 e 206 del codice,  eventualmente aggiornandone l’importo. La suddetta conferma delle riserve precedentemente iscritte può essere proposta mediante l’indicazione del numero, titolo ed importo di ciascuna riserva.
12. Se l’esecutore non firma il conto finale nel termine di cui all’articolo 158, comma 3, o se lo sottoscrive senza confermare le domande già formulate nel registro di contabilità, il conto finale si ha come da lui definitivamente accettato.
13. L’esecutore, all’atto della sottoscrizione del certificato di collaudo, può iscrivere riserva esplicitando contestualmente le richieste ed eccezioni che ritiene opportune rispetto alle operazioni di collaudo".
Se ciò venisse confermato, la novità sarebbe da accogliersi con favore giacché la procedura sulle riserve tornerebbe ad avere non solo una fonte normativa di rango primario (e non affidata alla disciplina negoziale come voleva l'art. 9 del d.M. 49/2018 che rimette la gestione delle riserve alla disciplina prevista dalla stazione appaltante e riportata nel capitolato negoziale) ma dei chiari riferimenti alle formalità che da sempre hanno caratterizzato l'istituto.

Sul pagamento lavori alla sospensione

Ritorno di fiamma anche per l'istituto del pagamento dei lavori eseguito sino alla sospensione se di durata superiore a quarantacinque giorni che troverebbe la sua fonte nell'art. 176, comma 3, del nuovo Regolamento; una norma che nell'emergenza Covid-19 sarebbe stata di certo utile ad operatori e committenti che, invece, in assenza di indicazioni normative al riguardo, hanno dovuto cimentarsi con le modifiche contrattuali ex art. 106 Codice.

L'istituto non è nuovo giacché disciplinato dal Regolamenton previgente (d.P.R. 207/21010) all'art. 141, comma 3: "Nel caso di sospensione dei lavori di durata superiore a quarantacinque giorni la stazione appaltante dispone comunque il pagamento in acconto degli importi maturati fino alla data di sospensione".

Di questo e altri temi abbiamo discusso nella LIVE di Lavoripubblici.it del 18.5.2020 in compagnia di Ing. Pier Luigi Gianforte, dott. Edoardo Bianchi, Vice Presidente ANCE, Ing. Gianluca Oreto. Trovi qui il video.

https://www.youtube.com/watch?v=2-vfQtRdJ_4&t=75s


Legal Team fra gli “Studi legali dell’anno 2020” secondo Il Sole 24 Ore

Legal Team anche quest’anno è stato individuato da Il Sole 24 ORE fra “gli studi legali dell’anno”, per le categorie Amministrativo e Appalti, Ambientale ed Energia e Infrastrutture.
La ricerca si fonda sulle segnalazioni di altri avvocati, giuristi d’impresa e clienti.

L’elenco è disponibile a questo link


Appalti pubblici, il pagamento anticipato dello stato avanzamento lavori (SAL) nella normativa emergenziale Covid-19: segnalazione ANAC

il pagamento anticipato stato avanzamento lavori alla sospensione covid19 deroga contratto appalto pubblicoSulla "sospensione" dell'esecuzione degli appalti pubblici,  ad opera della normativa emergenziale Covid-19, e sui conseguenti interrogativi in relazione al pagamento anticipato dello stato di avanzamento lavori (SAL) avevamo già fatto un focus in tempi non sospetti a cui rinviamo per un approfodimento (cliccando qui). Il riferimento è allo stato di avanzamento lavori (SAL) che non ha, alla data di sospensione "legittima" disposta dal committente, maturato il valore indicato nel capitolato di appalto che da diritto al pagamento della rata in acconto.

In data 29.4.2020, con atto di segnalazione n. 5, anche l'ANAC segnala l’opportunità, al fine di garantire liquidità agli operatori, di prevedere, nelle norme di prossima emanazione inerenti alla situazione emergenziale, una specifica indicazione che consenta alle stazioni appaltanti di emettere lo Stato di avanzamento lavori anche in deroga alle disposizioni della documentazione di gara e del contratto, limitatamente alle prestazioni eseguite sino alla data di sopensione delle attività.

Nel farlo, l'Autorità ribadisce che le norme di riferimento sono date dall’articolo 107 del codice dei contratti pubblici, articoli 10 e 23 del d.M. 49/2018, in materia, invece, di emissione e pagamento degli acconti del corrispettivo di appalto i riferimenti normativi, l’articolo 113 bis del codice e l’articolo 14 del d.M. 49/2018.
La disciplina previgente era in parte diversa, in quanto contemplava l’emissione dello stato di avanzamento lavori nei casi di sospensione dei lavori aventi una certa durata .
Nello specifico, l’articolo 141, comma 3, del d.P.R. 207/2010 stabiliva che in «caso di sospensione dei lavori di durata superiore a quarantacinque giorni la stazione appaltante dispone comunque il pagamento in acconto degli importi maturati fino alla data di sospensione». Tale previsione, ad avviso anche dell'ANAC, sembra che sarà riprodotta nel futuro Regolamento unico del Codice dei contratti pubblici.

La sospensione e il pagamento del SAL anticipato: la modifica del contratto

La questione non è di poco conto considerato che i termini e le condizioni di pagamento delle rate in acconto sono cristallizzate in previsioni contrattuali; indi occorrerebbe una modifica delle condizioni di contratto per rendere legittima la richiesta dell'appaltatore al pagamento anticipato del SAL.

Il nostro Codice dei contratti pubblici disciplina la modifica dei contratti durante il periodo di efficacia all'art. 106 e, per quel che qui interessa, all'art. 106, comma 1, lett. c) che ammette la modifica del contratto se ricorrono entrambe le seguenti condizioni:

- la necessità di modifica è determinata da circostanze impreviste e imprevedibili per l'amministrazione aggiudicatrice o per l'ente aggiudicatore (...). Tra le predette circostanze può rientrare anche la sopravvenienza di nuove disposizioni legislative o regolamentari o provvedimenti di autorità od enti preposti alla tutela di interessi rilevanti;
- la modifica non altera la natura generale del contratto.

Indi, stando alla previsione normativa in questione, per ottenere il pagamento anticipato del SAL andrebbe modificato - consensualmente - il contratto con un atto aggiuntivo ai sensi dell'art. 106, comma 1, lett. c) del Codice (sottoscritto digitalmente, vista la situazione) ove indicare le nuove modalità di pagamento delle rate in acconto - svincolando il SAL da determinati importi.

Ne abbiamo parlato anche in questo video clicca qui: Anticipazione del prezzo e pagamento dei SAL nel Decreto Cura Italia [Video]


Covid-19: come cambieranno le regole della mobilità?

Limitazioni degli spostamenti, riduzione del trasporto aereo, ferroviario e terrestre al minimo essenziale, corse ridotte per tutti i mezzi alternativi disponibili nelle nostre città: il settore della mobilità ha risentito oltremodo della normativa che, per fronteggiare l’emergenza, ha imposto di spostarsi solo per motivi di reali necessità.

Qual è la situazione attuale e cosa ci dovremo aspettare per la fase 2?

Le amministrazioni comunali puntano molto sulla micromobilità, che potrebbe essere la migliore soluzione di spostamento da adottare in futuro in quanto permette il corretto distanziamento sociale.

Ma a che punto siamo a livello regolatorio?

Citytech live intervista Rosamaria Berloco, Avvocato Co-Founder di Legal Team - Clicca qui per aprire il video

 


La decorrenza del termine per il collaudo e la riserva sulla richiesta di interessi moratori per il ritardo nel pagamento.

La decorrenza del termine per il collaudo nelle opere pubbliche e la riserva sulla richiesta di interessi moratori per il ritardo nel pagamento.

La decorrenza del termine per il collaudo e la riserva sulla richiesta di interessi moratori per il ritardo nel pagamento.Con una recente sentenza, il Tribunale di Roma torna sul tema della decorrenza del termine per l'emissione del certificato di collaudo nelle opere pubbliche e sulla necessità o meno che la richiesta di interessi moratori per il ritardo nel pagamento degli acconti costituisca oggetto di riserva.

Nell'ambito dell'esecuzione di un contratto di appalto avente ad oggetto l'affidamento della progettazione esecutiva e dell'esecuzione di opere civili e impiantistiche per la realizzazione di lavori di adeguamento di strade oltre a manutenzione triennale dei soli impianti tecnologici (appalto integrato), l'esecutore sostiene di aver subito danni che lo hanno portato a sottoscrivere con riserva il conto finale.

Oggetto dell'appalto da considerarsi unitariamente e termini per l'esecuzione da computarsi non in modo frazionato

L'importo dei lavori è stato determinato a corpo e a misura considerando in modo unitario la realizzazione delle opere e la manutenzione triennale degli impianti, quest'ultima stimata nel contesto dei lavori da eseguirsi.

In rerlazione ai termini di esecuzione dei lavori, il Capitolato speciale di appalto prevedeva che: "Il tempo utile per l'ultimazione dei lavori è stabilito in giorni (...) di cui giorni 30 naturali e consecutivi per l'approvazione del progetto esecutivo da parte del committente, decorrenti dalla data di consegna da parte dell'appaltatore di tutti gli elaborati progettuali contrattualmente previsti per il completamento del progetto, giorni 450 naturali e consecutivi, per l'esecuzione dei lavori, decorrenti dalla data del verbale di consegna lavori, (...) giorni 1.095, naturali e consecutivi per la manutenzione e gestione dei soli impianti tecnologici, decorrenti dalla data di ultimazione degli impianti stessi".

L'impresa ha chiesto, in primo luogo, che fosse accertato che il collaudo dei lavori da parte della stazione appaltante non fosse intervenuto nei termini previsti in contratto e ha proposto domanda di condanna della convenuta al risarcimento dei danni derivatile in conseguenza di tale inadempimento.

In particolare, a fronte dell'ultimazione dei lavori del 30.6.2012 il collaudo avrebbe dovuto essere compiuto entro i sei mesi successivi - il 28.12.2012 - invece lo stesso era stato compiuto, a seguito della redazione del conto finale soltanto nel settembre 2017 (circa 5 anni dopo il termine).

L'Amministrazione ha eccepito, da un lato, l'inammissibilità della domanda sul presupposto che l'impresa fosse decaduta dal diritto di proporre la stessa non avendo formulato tempestiva riserva, in relazione ai danni che avrebbe subito in conseguenza del ritardo determinatosi nel collaudo, denunciando formalmente il ritardo e quantificando il relativo pregiudizio soltanto all'atto della sottoscrizione del conto finale, nel 2017: in quella sede, infatti, l'impresa aveva formulato la riserva - quantificandola - avente ad oggetto i maggiori oneri e danni sino ad allora subiti "in conseguenza del grave e ingiustificato ritardo nella emissione del certificato di collaudo finale"; dall'altro, l'infondatezza nel merito della domanda, poiché l'ultimazione definitiva dei lavori oggetto dell'appalto era avvenuta in data 18.10.2015, all'esito della terza annualità di manutenzione, cosicché il termine per l'esecuzione del collaudo avrebbe dovuto essere computato a decorrere da tale data.

Ad avviso del Giudice, l'impresa avrebbe distinto, nell'ambito del rapporto contrattuale di appalto, la fase di esecuzione dei lavori, conclusasi in data 30.6.2012 dalla successiva fase di manutenzione degli impianti tecnologici, ritenendo, su tale presupposto, che la committente fosse tenuta a dare corso alle operazioni di collaudo non già alla scadenza della terza annualità di manutenzione, bensì dalla data di ultimazione delle realizzazione delle opere.

Diversamente, l'Amministrazione sostiene che l'oggetto dell'appalto dovesse considerarsi unitariamente e che i termini per l'esecuzione di esso fossero quindi da computarsi non in modo frazionato, cosicché alcun obbligo dovesse ritenersi insorto in capo ad essa prima della ultimazione anche della fase di manutenzione degli impianti tecnologici.

Il Giudice concorda con la tesi dell'Amministrazione perché:

- coerente con l'interpretazione letterale delle norme di cui al Capitolato speciale di appalto, che individua in termini unitari "il tempo utile per l'ultimazione dei lavori", comprendendo in esso anche quello di esecuzione della manutenzione degli impianti tecnologici;

- era prevista nel Capitolato speciale di appalto la contabilizzazione unitaria dei corrispettivi dovuti all'appaltatrice, secondo stati di avanzamento lavori per tutta la durata del rapporto: in tal prospettiva, dopo la certificazione delle ultimazione delle opere nel 2012, la committente ha emesso altri tre SAL il che comprova la circostanza che le varie fasi di svolgimento della manutenzione degli impianti tecnologici fossero intese come stati di avanzamento dei lavori, i quali, pertanto, erano ancora in corso di svolgimento, in quanto unitariamente considerati;

- dal Capitolato speciale di appalto, si desume come si ritenesse necessario, ai fini del collaudo definitivo delle opere, segnatamente degli impianti tecnologici, la cui realizzazione costituiva parte rilevante dei lavori oggetto di appalto, il decorso di un periodo di esercizio di esse.

Taler interpretazione trova riscontro nel certificato del 2012 nel quale si legge "si certifica che i lavori in epigrafe, ad esclusione della manutenzione e gestione dei soli impianti tecnologici installati nell'ambito del medesimo appalto, sono stati ultimati in data (...) 2012": si evince, infatti, dal medesimo che la certificazione desse conto dell'intervenuta esecuzione parziale da parte dell'impresa dei lavori oggetto di appalto.

E poiché, a seguito dell'emissione del "Certificato di ultimazione dei lavori" del 2012 erano registrati in contabilità ulteriori "stati di avanzamento lavori", l'impresa avrebbe avuto l'onere di avanzare riserva ossia avrebbe dovuto eccepire in quella sede che i lavori fossero stati invero già ultimati, cosicché non avesse alcuna ragion d'essere la registrazione in contabilità di ulteriori stati di avanzamento di essi, mentre non ha mai rilevato nulla sul punto, omettendo così di vantare tempestivamente qualsivoglia pretesa in ordine al pregiudizio che sostiene di avere subito nel tempo.

Tale riserva, a pena di decadenza, avrebbe potuto (e dovuto) essere apposta da parte della appaltatrice sul registro di contabilità in occasione dell'annotazione in esso, nelle date degli stati di avanzamento dei lavori in forza dei quali sono stati poi emessi i certificati di pagamento nei confronti dell'impresa.

In tale prospettiva, ad avviso del Giudice, la domanda proposta dall'impresa volta ad ottenere il risarcimento del danno che le sarebbe derivato in conseguenza del mancato esperimento delle operazioni di collaudo nei termini contrattuali, deve ritenersi inammissibile, non essendo stata formulata tempestiva riserva in relazione alle circostanze poste a fondamento di essa dalla parte che l'ha proposta.

La richiesta di interessi moratori per il ritardo nel pagamento non costituisce oggetto di riserva

L'impresa ha chiarito che la pretesa di pagamento degli interessi moratori fosse relativa al ritardo maturato dalla committente nel pagamento nei suoi confronti dei corrispettivi liquidati a seguito dei primi dodici SAL e ha altresì allegato in modo dettagliato i ritardi maturati in relazione a ciascuno di essi sia nella emissione della certificazione di pagamento che nell'erogazione delle somme.

L'Amministrazione ha eccepito l'inammissibilità della domanda rilevando che, avendo le parti sottoscritto accordo bonario relativamente alle riserve formulate dall'appaltatrice in relazione ai primi nove SAL, l'impresa avrebbe in quella sede espressamente rinunciato alla "instaurazione di qualunque vertenza giudiziale per la definizione del contenzioso relativo alle riserve dalla n. 1 alla n. 11", cosicché dovesse ritenersi preclusa alla parte la proposizione della domanda di pagamento degli interessi moratori maturati.

Ad avviso del Giudice, la domanda dell'ìimpresa va accolta in quanto:

- non può ritenersi che con la sottoscrizione dell'accordo bonario e l'assunzione in quella sede dell'impegno di rinunciare all'instaurazione di qualunque vertenza giudiziale per la definizione del contenzioso relativo alle riserve fino ad allora sollevate, l'impresa possa aver rinunciato alla proposizione di qualunque ulteriore domanda nei confronti della committente;

- in quella sede le parti hanno inteso definire la controversia tra loro insorta limitatamente alle questioni oggetto delle riserve ivi richiamate tra le quali non v'era quella del ritardo maturato dalla debitrice nell'esecuzione dei pagamenti delle rate di corrispettivo dovute;

- la questione del ritardo e quindi della debenza degli interessi moratori non avrebbe dovuto neppure essere oggetto di riserva, e ciò in quanto – secondo consolidato orientamento giurisprudenziale - il sistema delle riserve è previsto per le pretese ricollegabili all'esecuzione dell'opera e che comportino anche un aumento della somma dovuta all'appaltatore in corrispettivo dell'esecuzione dell'opera stessa e non anche per le richieste dell'appaltatore di interessi moratori con riferimento al ritardo nel pagamento delle rate da parte della committente.

(Trib. Roma, Sez. XVII, 16/4/2020, n. 6221)


Annullamento dell’aggiudicazione di appalto a contratto stipulato risarcimento del danno

Annullamento dell’aggiudicazione di appalto a contratto stipulato: risarcimento del danno?

Annullamento dell’aggiudicazione di appalto a contratto stipulato risarcimento del dannoSi torna a parlare delle sorti del contratto di appalto pubblico stipulato a valle di una procedura di gara successivamente annullata (annullamento aggiudicazione definitiva) e dell’eventuale risarcimento del danno. A seguito di regolare procedura di gara per l’affidamento di lavori da aggiudicare al prezzo più basso, la stazione appaltante, individuato il candidato che ha proposto un ribasso più vicino alla individuata soglia di anomalia, ha provveduto all’aggiudicazione definitiva stipulando con lo stesso il contratto di appalto.

Tuttavia, prima dell’inizio dei lavori, l’amministrazione, ravvisando l’esistenza di un errore materiale nella individuazione della soglia di anomalia, ha annullato in autotutela l’aggiudicazione definitiva, rimanendone travolto conseguentemente anche il contratto stipulato.

In particolare la stazione appaltante ha rilevato che un candidato aveva offerto un ribasso effettivo del 27,527% anziché 25,527%, come erroneamente letto in seduta pubblica. Ciò ha comportato l'adozione, in autotutela, dell'annullamento dell'aggiudicazione e la rideterminazione della soglia di anomalia per cui la gara veniva assegnata ad un'altra concorrente.

Insorge il precedente aggiudicatario innanzi al TAR contestando l'annullamento dell'aggiudicazione definitiva e del contratto stipulato in favore dello stesso lamentando la violazione del principio di invarianza in relazione alla nuova determinazione assunta dalla stazione appaltante in merito al ricalcolo della soglia di anomalia e chiedendo il risarcimento del danno.

Il Collegio, nel rigettare il ricorso afferma quanto segue.

È legittimo, anche per giurisprudenza amministrativa di appello costante sul punto, l'annullamento a mente dell'art. 21 nonies della L. 241/1990 dell’aggiudicazione anche in presenza della stipulazione del conseguente contratto che, pertanto, risulterà travolto dalla mancanza del necessario atto presupposto, l’aggiudicazione.

Quanto al principio di invarianza, questo è contenuto nell'art. 95, comma 15, d.lgs. 50/2016 che testualmente recita: "Ogni variazione che intervenga, anche in conseguenza di una pronuncia giurisdizionale, successivamente alla fase di ammissione, regolarizzazione o esclusione delle offerte non rileva ai fini del calcolo di medie nella procedura, ne' per l'individuazione della soglia di anomalia delle offerte".

Ritiene il Collegio che tale previsione debba essere interpretata nel senso che la non modificabilità della soglia di anomalia riguarda e fa riferimento a evenienze afferenti sempre a nuove valutazioni discrezionali della stazione appaltante, anche se cassate dal giudice amministrativo. Nel caso di specie,  la vicenda oggetto di scrutinio attiene ad un mero errore materiale commesso dalla stazione appaltante in sede di lettura di una delle offerte.

Tale evenienza risulta, pertanto, estranea al principio di invarianza espresso dalla norma citata, ma deve ricondursi alla puntuale determinazione del dato fattuale espresso nelle singole offerte.

Infatti, se dovesse prevalere una diversa interpretazione, ogni errore di calcolo dovrebbe comportare la immodificabilità dell'avvenuta aggiudicazione e questo anche nelle ipotesi di una interessata e sinanche dolosa individuazione della soglia di anomalia contraria al dato reale.

In relazione alla richiesta di risarcimento del danno, il TAR osserva che l’azione, seppure legittima della PA, non esclude la possibilità di ottenere il risarcimento del danno patito, collegato alla responsabilità precontrattuale dell'amministrazione, atteso il comportamento, all'evidenza, negligente della stessa che, per mancanza della dovuta diligenza, ha, non solo individuato e assegnato la gara a un candidato che non aveva avanzato il maggior ribasso nei termini normativamente indicati, ma ha anche provveduto alla stipulazione del contratto, rilevatosi poi, in conseguenza dell'azione di autotutela, nullo.

L'art. 1337 c.c. (“Le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede”), invero, ha valore di clausola generale e impone alle parti di assumere un comportamento improntato alla buona fede e alla correttezza professionale, per cui ogni colposa deroga agli indicati canoni comporta l'obbligo di risarcimento alla vittima dell'altrui comportamento scorretto.

Per prevalente indirizzo giurisprudenziale la conseguente azione di responsabilità è disciplinata dall'art. 2043 c.c..

L’evenienza risarcitoria attiene alla peculiare lesione che riguarda il pregiudizio che il comportamento della PA ha prodotto, ossia il nocumento che viene definito l'interesse negativo a non essere coinvolto in trattative ovvero in impegni negoziali rivelatesi poi, ab origine, non adeguati.

Nella presente vicenda, risulta per tabulas, proprio dal comportamento della stazione appaltante, l'esistenza dei presupposti per l'azione di risarcimento: elemento oggettivo, elemento soggettivo, nesso di causalità, ingiustizia del danno, atteso che la granitica giurisprudenza del giudice amministrativo ritiene, in merito, che la struttura dell'illecito extracontrattuale della Pubblica Amministrazione non diverga dal modello generale delineato dall'articolo 2043 c.c.. per cui è necessario provvedere alla sola quantificazione del danno nei termini sopra esposti.

Spettano alla ricorrente, a titolo di risarcimento, tutte le spese dalla stessa sostenute e documentate, connesse e conseguenti alla gara per cui è causa, a far data dalla aggiudicazione definitiva, poi annullata, sino all'annullamento dell'atto presupposto e del conseguente contratto stipulato, con esclusione quindi del mancato guadagno e del danno curriculare.

(TAR Lazio Roma, Sez. I bis, 4/2/2020, n. 1461)


referenza bancaria e soccorso istruttorio ammissibile

Referenza bancaria e soccorso istruttorio: tutto chiaro?

referenza bancaria e soccorso istruttorio ammissibileUna società sostiene in giudizio che un concorrente avrebbe dovuto essere escluso dalla gara di appalto:

-per insufficienza della richiesta referenza bancaria, che erroneamente il Seggio avrebbe consentito di rettificare, eludendo i limiti del soccorso istruttorio;

- perché la referenza avrebbe dovuto essere rivolta al Consorzio concorrente e non a solo una delle consorziate.

Referenza bancaria e soccorso istruttorio

Quanto al primo profilo, il Bando richiedeva ai fini della dimostrazione della capacità economica e finanziaria la dichiarazione di un istituto bancario o intermediario autorizzato “da cui risulti la disponibilità a concedere una linea di credito dedicata allo specifico appalto per l'intera durata dello stesso e per un ammontare pari o superiore a quanto di seguito indicato…”. Il concorrente Consorzio produceva, tra l’altro, una referenza rilasciata in favore della società consorziata indicata per l’esecuzione dei lavori attestante la “disponibilità” del medesimo istituto “a valutare la concessione di una linea di credito…” nel senso e nei limiti richiesti dal bando.

Il soccorso istruttorio veniva disposto al fine di “chiarire che la dichiarazione già resa deve intendersi nel senso che l’istituto è disponibile a concedere la linea di credito richiesta”; conformemente a ciò, veniva redatta e presentata la seconda nota di referenza, nella quale si riportava la medesima dizione appena indicata e cioè che l’istituto attestava che “facendo seguito alla nota già inviata, Vi comunichiamo la nostra disponibilità a concedere linee di credito” nel senso richiesto.

L’esame testuale delle due note di referenza evidenzia che la seconda – che faceva seguito alla prima  – era chiaramente nel senso di integrarne gli effetti come richiesto dalla SA; e che tale integrazione aveva la finalità di rendere più esplicito un impegno già espresso sin dall’origine. Ne deriva che correttamente il Seggio ha ammesso il documento così come integrato.

Referenza bancaria in favore di una sola delle consorziate

Quanto all’ulteriore profilo secondo il quale la referenza avrebbe dovuto essere rivolta al Consorzio concorrente e non a solo una delle consorziate, si rileva che il Seggio ha correttamente inteso ammettere la nota in questione, essendo previsto nel bando che, in caso di consorzio stabile, trovano applicazione – ai fini del possesso dei requisiti – le previsioni di cui all’art. 47 del d.lgs. 50/2016 (ad eccezione dei requisiti meglio ivi indicati che devono essere posseduti sia dal consorzio che da ciascuna delle consorziate), a mente del quale (nel testo ratione temporis applicabile), i Consorzi possono utilizzare sia i requisiti di qualificazione in proprio, che quelli posseduti dalle singole consorziate designate per l’esecuzione delle prestazioni (come nel caso di specie, essendo la società ndicata quale esecutrice dei lavori di gara).

Ad avviso del Collegio:

L'analisi delle referenze bancarie richieste ai fini della partecipazione alla procedura di gara è volta a comprovare il possesso della solidità economica e finanziaria dell’operatore e per tale ragione, anche se conseguite a seguito di soccorso istruttorio, esse sono ammissibili nella misura in cui attestino l’esistenza di un rapporto instaurato con l’istituto bancario in un periodo antecedente la partecipazione alla gara. Tenuto conto della funzione che le suddette tipologie di documentazione assolvono, si ammette pacificamente che le carenze in ordine alle referenze bancarie sono suscettibili di soccorso istruttorio da parte della stazione appaltante, che ha anche la possibilità di richiedere la loro integrazione mediante altra documentazione.

(TAR Lazio Roma, Sez. II ter, 10/2/2020, n. 1788)


Professionisti per l’Italia – Maratona online per la protezione civile

Trasmettiamo la maratona online cui partecipa anche Legal Team per la raccolta fondi per la protezione civile a sostegno delle misure di contrasto al Covid-19.

Sedici professionisti, sedici interventi diversi: un modo di metterci la faccia per aiutare il nostro Paese.

Ecco la line-up:

15.00 Presentazione generale
15.10 Alessandra Penna – ingegnere
IL CAMBIAMENTO SIAMO NOI: IL MARKETING DI NOI STESSI
15.20 Andrea Di Leo – avvocato
L’ESSENZIALE è INVISIBILE AGLI OCCHI
15.30 Andrea Pantaleo – urbanista
LA RICONFIGURAZIONE DELLE CITTÀ POST COVID
15.40 Braian Ietto – ingegnere
ELOGIO AL CAMBIAMENTO
15.50 Carlo Pagliai – ingegnere urbanista
PAURA DEL CAMBIAMENTO
16.00 Qualche minuto: Braian Ietto alla regia
16.10 Fabio Squassoni – avvocato
RESISTERE FINO ALLA FINE
16.20 Gabriele Tontini – architetto
DIGITALIZZAZIONE DEGLI STUDI PROFESSIONALI: UNA VISIONE STRATEGICA
16.30 Gianluca Oreto – ingegnere
#UNPENSIEROPOSITIVO: DAL CAMBIAMENTO ALL’ADATTAMENTO
16.40 Laura Milazzo – ingegnere
IL CAMBIAMENTO IN UNA TAZZINA DI CAFFE’
16.50 Leonardo Bandini – ingegnere
CAMBIAMENTO: STRUMENTI DI ANALISI COMPUTAZIONALI E METODI
17.00 Qualche minuto: Carlo Pagliai alla regia
17.10 Lorenzo Pandolfi – urbanista
CAMBIARE – KAMBEIN: TRE VARIAZIONI
17.20 Marco Mancino – urbanista
2020 + COVID19: DAL CIGNO NERO AL NUOVO PARADIGMA ANTIFRAGILE
17.30 Rosamaria Berloco – avvocato
COSTRUIRE IL CAMBIAMENTO
17.40 Sara Frumento – ingegnere
QUEL TERREMOTO DI RAGAZZA
17.50 Simone Caffè – ingegnere
IL CAMBIAMENTO E GENOVA
18.00 Daniele Borgogni
L’EVOLUZIONE DEGLI STRUMENTI DELL’INGEGNERE: DAL REGOLO CALCOLATORE AL BIM
18.10 Saluti

Puoi donare:

  1. facendo un bonifico sul conto della Protezione civile alle seguenti coordinate:
    • Banca Intesa San Paolo Spa
    • Filiale di Via del Corso, 226, Roma
    • Intestato a Pres. Cons. Min. Dip. Prot. Civ.
    • IBAN: IT84Z0306905020100000066387
    • BIC: BCITITMM
  2. tramite Amazon cliccando qui

LA DIRETTA COMINCERA’ PRESTO


il pagamento anticipato del sal nella normativa emergenziale Covid-19 modifica del contratto rate in acconto

Il pagamento anticipato dello stato avanzamento lavori (SAL) nella normativa emergenziale Covid-19: modifica del contratto?

il pagamento anticipato del sal nella normativa emergenziale Covid-19 modifica del contratto rate in accontoLa "sospensione" dell'esecuzione degli appalti pubblici,  ad opera della normativa emergenziale Covid-19, da ultimo DPCM del 22.3.2020, pone interrogativi tra gli operatori economici in relazione al pagamento anticipato dello stato di avanzamento lavori (SAL). Il riferimento è allo stato di avanzamento lavori (SAL) che non ha, alla data di sospensione "legittima" disposta dal committente, maturato il valore indicato nel capitolato di appalto che da diritto al pagamento della rata in acconto.

Quadro normativo

Andiamo per ordine.

A norma dell'art. 113 bis, comma 1, del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 50/2016): "I pagamenti relativi agli acconti del corrispettivo di appalto sono effettuati nel termine di trenta giorni decorrenti dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, salvo che sia espressamente concordato nel contratto un diverso termine, comunque non superiore a sessanta giorni e purché ciò sia oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche. I certificati di pagamento relativi agli acconti del corrispettivo di appalto sono emessi contestualmente all’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori e comunque entro un termine non superiore a sette giorni dall’adozione degli stessi".

Ai sensi dell’art. 14, comma 1, lett. d), d.M. 49/2018, lo stato di avanzamento dei lavori (SAL) “ricavato dal registro di contabilità, è rilasciato nei termini e modalità indicati nella documentazione di gara e nel contratto di appalto, ai fini del pagamento di una rata di acconto”.

Esempio clausola capitolato

Un esempio di clausola sul pagamento delle rate in acconto, contenuta nel capitolato speciale di appalto, è la seguente: "L'appaltatore avrà diritto a pagamenti in acconto, in corso d'opera, ogni qual volta il suo credito, al netto del ribasso d'asta e delle prescritte ritenute, raggiunga la cifra di € 150.000,00".

In tal caso quindi, al raggiungimento di lavori per l'importo di € 150.000,00 sarà rilasciato il SAL che darebbe diritto al pagamento della rata di acconto ai sensi dell'art. 113 bis del Codice dei contratti pubblici.

La sospensione e il pagamento del SAL anticipato: la modifica del contratto

Poniamo il caso che alla data di sospensione causa Covid-19, l'appaltatore abbia maturato un credito di € 100.000,00; stando alle previsioni contrattuali, non è stato raggiunto l'ammontare che darebbe diritto al pagamento in acconto in favore dell'appaltatore.

In altri termini, nello stato dell’attuale sospensione, l'appaltatore non potrà percepire le somme relative alle attività svolte perchè impossibilitato a raggiungere lo stato di avanzamento lavori (SAL) che avrebbe “sbloccato” i pagamenti in acconto.

La situazione descritta crea un evidente disagio per l'appaltatore che, da un lato, si trova a subire una sospensione legittima causa contenimento della pandemia - con naturale sospensione dei pagamenti laddove non sia raggiunto l'ammontare che darebbe diritto all'acconto - dall'altro, si trova a essere inadempiente nei confronti dei suoi fornitori (ma lo stesso dicasi per i dipendenti) che chiedono, legittimamente, il pagamento dei materiali forniti in relazione all'appalto in corso (e sospeso).

La questione non è di poco conto considerato che i termini e le condizioni di pagamento delle rate in acconto sono cristallizzate in previsioni contrattuali; indi occorrerebbe una modifica delle condizioni di contratto per rendere legittima la richiesta dell'appaltatore al pagamento anticipato del SAL.

Il nostro Codice dei contratti pubblici disciplina la modifica dei contratti durante il periodo di efficacia all'art. 106 e, per quel che qui interessa, all'art. 106, comma 1, lett. c) che ammette la modifica del contratto se ricorrono entrambe le seguenti condizioni:

- la necessità di modifica è determinata da circostanze impreviste e imprevedibili per l'amministrazione aggiudicatrice o per l'ente aggiudicatore (...). Tra le predette circostanze può rientrare anche la sopravvenienza di nuove disposizioni legislative o regolamentari o provvedimenti di autorità od enti preposti alla tutela di interessi rilevanti;
- la modifica non altera la natura generale del contratto.

Indi, stando alla previsione normativa in questione, per ottenere il pagamento anticipato del SAL andrebbe modificato - consensualmente - il contratto con un atto aggiuntivo ai sensi dell'art. 106, comma 1, lett. c) del Codice (sottoscritto digitalmente, vista la situazione) ove indicare le nuove modalità di pagamento delle rate in acconto - svincolando il SAL da determinati importi.

Le novità della normativa emergenziale

I provvedimenti adottati a livello Governativo e anche a livello Regionale si stanno muovendo nella direzione di anticipare il pagamento dell’attività effettivamente svolta: il tutto, al fine di non privare le imprese della liquidità, necessaria anche alla sola sopravvivenza in questo particolare momento.

In tale contesto, come anticipato anche qui, si inserisce il secondo comma dell’art. 91 del Decreto Cura Italia, il quale, integrando l’art. 35 del Codice dei contratti pubblici, dispone che l’erogazione dell’anticipazione del prezzo (20%) è “consentita anche nel caso di consegna in via d’urgenza, ai sensi dell’articolo 32, comma 8”.

Per quanto riguarda i pagamenti in acconto sui SAL, alcune Regioni sono già intervenute con specifici provvedimenti e atti di indirizzo, invitando le committenti a procedere al pagamento a favore delle imprese dei lavori svolti, indipendentemente dall’effettivo raggiungimento delle soglie economiche previste nel contratto o nel CSA.

Gli atti di indirizzo (invito) della Regioni

1. La Regione Campania, con delibera n. 144 del 17.3.2020, ha adottato, in vigenza del periodo emergenziale, un sistema di semplificazione delle procedure che consenta il pagamento di stati avanzamento lavori (SAL), di certificati di pagamento e di pagamenti, a richiesta degli aventi titolo, per gli importi maturati al momento della domanda, in deroga alle eventuali previsioni di limiti di importo contenuti nei decreti di ammissione a finanziamento e/o negli atti convenzionali, allo scopo di supportare gli operatori economici. A tal fine ha invitato le Committenti ad adottare,
compatibilmente con le disponibilità di cassa, procedure di liquidazione semplificate che consentano pagamenti fino ad un massimo dell’80% di quanto richiesto, fatte salve in ogni caso le verifiche previste per legge in materia di regolarità contributiva e di antimafia e previa presentazione di tutta la documentazione giustificativa all'uopo prevista.

2. La Regione Puglia, con direttiva del 23.3.2020, auspica l'emissione ai sensi dell'art. 113 bis del d.lgs. 50/2016, di stati d'avanzamento lavori (SAL) e dei certificati di pagamento, e dei conseguenti pagamenti, a richiesta degli aventi titolo, per gli importi maturati al momento della presentazione della domanda, in deroga alle eventuali previsioni dei limiti di importo previsti dal contratto e/o capitolato di appalto.

3. La Regione Friuli Venezia Giulia, con circolare del 27.3.2020, fornisce una serie di indicazioni per il pagamento dei SAL relativi ai lavori eseguiti e propone di dar corso con urgenza alla modifica consensuale tra le parti delle previsioni contrattuali in essere in materia di Pagamenti, introducendo un paragrafo che consenta eccezionalmente il pagamento dei lavori eseguiti fino alla data di sospensione per qualsiasi importo.

Tale modifica contrattuale, sarebbe da porre in essere mediante stipula di Atto Aggiuntivo al contratto d’appalto da sottoscriversi digitalmente tra le parti,  e ricadrebbe nella fattispecie di cui all’art. 106, comma 1, lett. c), del Codice dei contratti pubblici.

4. La Regione Sicilia, con Direttiva del 13.3.2020, auspica l'emissione ai sensi dell'art. 113 bis del d.lgs. 50/2016, di stati d'avanzamento lavori (SAL) e dei certificati di pagamento, e dei conseguenti pagamenti, a richiesta degli aventi titolo, per gli importi maturati al momento della domanda, in deroga alle eventuali previsioni dei limiti di importo previsti dal contratto e/o capitolato di appalto.

Le problematiche connesse alla modifica del contratto

Quanto evidenziato dalle Regioni più virtuose indicate sopra rappresenta un invito alle Committenti a far si che il pagamento del SAL venga svincolato dalle previsioni contrattuali. Tuttavia, trattandosi allo stato attuale di mere sollecitazioni, la modifica del contratto è rimessa alla volontà delle parti (nda: alla discrezionalità della Committente).

Se però che la Committente non accoglie l'invito ad agire come indicato sopra, occorre valutare i rimedi esperibili giudizialmente da parte delle imprese.

Ne abbiamo parlato in questo video clicca qui: Anticipazione del prezzo e pagamento dei SAL nel Decreto Cura Italia [Video]