affidamento diretto legittimo sotto soglia 40 mila euro

Appalti, affidamento diretto legittimo per importi nell’ambito di 40 mila euro

affidamento diretto legittimo sotto soglia 40 mila euroAppalti inferiori alla soglia di 40.000 euro, la Stazione appaltante procede con affidamento diretto senza disporre nessuna competizione tra operatori.

Una cooperativa sociale ha chiesto l’annullamento, previa sospensiva, della determina con cui il comune ha annullato in autotutela la precedente determina avente ad oggetto la locazione di tre chioschi siti all’interno dello stadio comunale.

Contestualmente, la ricorrente ha impugnato la determina dirigenziale avente ad oggetto l’affidamento - in via diretta - da parte dello stesso Comune alla controinteressata, per svolgere il servizio di ristoro nei chioschi, per il periodo necessario all’espletamento della gara.

Nel caso in esame, l’importo del canone concessorio si colloca al di sotto della soglia legale di 40.000 euro e pertanto, il RUP ha proceduto con l’affidamento diretto senza disporre nessuna competizione tra operatori, nelle more di una nuova procedura di gara per l’affidamento in via definitiva del servizio.

Il punto controverso sollevato dalla ricorrente ha ad oggetto l’utilizzo della procedura di affidamento diretto, ex art. 36, comma 2, lett. a), contestando che il procedimento non fosse giustificato da particolari esigenze di urgenza e necessità, né tantomeno adeguatamente motivato.

Nel respingere il ricorso, il giudice amministrativo ha chiarito che l’importo di 40.000,00 euro è una condizione legittimante l’assegnazione diretta che non richiede l’esigenza di motivazioni di urgenza e/o necessità.

Dal punto di vista tecnico, il RUP può utilizzare due fattispecie che si differenziano sotto il profilo quantitativo e qualitativo:

  • un procedimento specifico per importi inferiori a 40.000,00 euro allorquando vi siano esigenze di speditezza e tempestività nell’affidamento;
  • le procedure negoziate previste dall’art. 63 del Codice dei contratti, senza bando e utilizzabili (a differenza del procedimento di affidamento diretto) anche per importi sopra la soglia comunitaria, che esigono però, a pena di illegittimità, una motivazione chiara che giustifichi la deroga alle procedure ordinarie.

A tal proposito, è stato richiamato il parere reso dal Consiglio di Stato sulle Linee guida ANAC in materia di procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria.

Sicché, nel caso di contratti sotto soglia previsti dall’art. 36, comma 2, lett. a) si è in presenza di una ipotesi specifica di affidamento diretto diversa -e aggiuntiva- dalle ipotesi di procedura negoziata “diretta” prevista dall’art. 63 del codice che impone che l’assegnazione avvenga in modo perfettamente adesivo alle ipotesi predefinite dal legislatore (es. unico affidatario o oggettive situazioni di urgenza a pena di danno).

Per concludere, tale sentenza toglie ogni dubbio sul ricorso all’affidamento diretto, per importi inferiori a 40 mila euro, ex art. 36, comma 2 lett. a). E’ uno strumento di procedura ordinaria, che l’amministrazione comunale può usare per l’ assegnazione di micro importi, senza l’onere di una motivazione specifica e senza il requisito della necessità e dell’urgenza.

(TAR Puglia Lecce, Sez. III, 13/3/2020, n. 326)


Noleggio con conducente NCC illegittimo obbligo rientro in sede o rimessa dopo ogni servizio o tratta

Noleggio con conducente (NCC): illegittimo l'obbligo di rientro in rimessa dopo ogni servizio

Noleggio con conducente (NCC): illegittimo l'obbligo di rientro rimessa dopo ogni servizio. Chi svolge il servizio di noleggio con conducente (NCC) non può essere obbligato a rientrare in rimessa prima di cominciare ogni prestazione. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 56/2020 depositata oggi.

Si tratta di una decisione destinata a far discutere.

In particolare, il decreto semplificazioni ha modificato la legge quadro n. 21/1992 sostituendo il comma 4 dell'art. 11 con il seguente "Le prenotazioni di trasporto per il servizio di noleggio con conducente sono effettuate presso la rimessa o la sede, anche mediante l'utilizzo di strumenti tecnologici. L'inizio ed il termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente devono avvenire presso le rimesse di cui all'articolo 3, comma 3, con ritorno alle stesse (...)".

La Corte, accogliendo parzialmente il ricorso della Regione Calabria contro lo Stato, ha dichiarato incostituzionale il D.L. 135/2018 (art. 10 bis, comma 1, lett. e) nella parte in cui prevede il predetto obbligo di rientro in rimessa dopo ogni servizio.

L'obbligo comporta, ad avviso della Corte, un irragionevole aggravio organizzativo e gestionale per il vettore NCC, costretto sempre a compiere “a vuoto” un viaggio di ritorno alla rimessa.

L’obbligo è in ogni caso sproporzionato rispetto all’obiettivo di assicurare che il servizio sia rivolto a un’utenza specifica e non indifferenziata, poiché la necessità di ritornare ogni volta in sede per raccogliere le richieste che lì confluiscono può essere superata - senza interferire con il servizio di taxi - grazie alla possibilità, prevista dalla stessa legge, di utilizzare gli strumenti tecnologici.

(Corte Cost., 26/3/2020, n. 56)

 

 


Emergenza COVID-19: tutte le news e i video di Legal Team

Emergenza COVID-19 news video diritto aggiornamentoIn questi caotici giorni, abbiamo cercato di fornire le nostre news con una particolare attenzione alle problematiche derivanti dall’emergenza COVID-19, che dal punto di vista legale impatta in maniera significativa su operatori economici, amministrazioni e privati.

Cerchiamo, quindi, di “fare ordine”, dividendo articoli e video per materia (aggiorneremo costantemente questo "indice"):

Appalti pubblici, concessioni e terzo settore

Il “vuoto per pieno” per il trasporto scolastico nella legge di conversione del decreto Cura Italia (7.5.2020)

La procedura di selezione dell’app “Immuni” (27.4.2020) 

LEGAL TEAM LIVE. Art. 103 del decreto Cura Italia e sospensione delle procedure di gara (24.4.2020) [Video]

https://www.youtube.com/watch?v=EHy15uocuv4

Le concessioni dei beni pubblici nell’attuale situazione di emergenza legata al Covid-19 (21.4.2020)

Art. 103 del DL cura Italia e sospensione delle procedure di gara: la posizione dell’ANAC (14.4.2020)

Art. 103 DL cura Italia: sospensione delle procedure di gara (10.4.2020)

Le call “Innova per l’Italia” per tecnologie innovative per il contrasto al Coronavirus (2.4.2020)

Art. 103 DL cura Italia: per il MIT si applica alle procedure di gara. Ecco la Circolare. (27.3.2020)

DL cura Italia e servizi sociali (24.3.2020) [Video]


Gli appalti di servizi sociali nel decreto “Cura Italia” (23.3.2020)

Decreto cura Italia: tutte le novità in materia di appalti e contratti pubblici (19.3.2020)

Le procedure negoziate d’urgenza di Consip per le forniture destinate all’emergenza sanitaria (17.3.2020)

 

Edilizia ed urbanistica

Covid-19 e prospettive dell'urbanistica (Intervista a #Tempilegali di Le Fonti) (30.4.2020)

Le norme del cura Italia per il rilancio delle costruzioni [articolo su MonitorImmobiliare.it] (26.4.2020)

Titoli edilizi: decadenze e proroghe tra D.P.R. 380/2001 ed emergenza sanitaria [webinar gratuito - Video] (22.4.2020)

DL Cura Italia e DPCM 22 marzo 2020: edilizia privata tra art. 15 TUEd e norme emergenziali. (25.3.2020)

La proroga dei titoli edilizi (webinar con Carlo Pagliai) (18.3.2020) [Video]

La proroga dei termini dei titoli edilizi in situazioni straordinarie (16.3.2020)

Trasporti e mobilità

Rigenerazione urbana: come la nuova mobilità impatta l’urbanistica delle nostre città? (11.5.2020) [Video]

Fase due al via, la mobilità urbana nell’emergenza (3.5.2020)

La legge del Covid: come cambieranno le regole della mobilità? (23.4.2020) [Video]

Esecuzione del contratto pubblico e privato

Riserve per costi extra Covid-19 nell’ambito dei lavori pubblici (24.6.2020) [Pubblicazione]

LEGAL TEAM LIVE. Le imprese in fase di (ri)lancio - Covid-19 (27.5.2020)

https://www.youtube.com/watch?v=lWZXSAnc4ts&t=1s

APPALTI LIVE. Maggiori costi Covid-19, riserve e sguardo al nuovo regolamento unico (18.5.2020)

https://www.youtube.com/watch?v=2-vfQtRdJ_4&t=101s

L’anticipazione del prezzo fino al 30% negli appalti pubblici: tra decreto Rilancio e Cura Italia (25.5.2020)

LEGAL TEAM LIVE. Strutture ricettive nella fase 2. Protocolli e rischi - Covid-19 (12.5.2020) [Video]

https://www.youtube.com/watch?v=RCiXLoxip3s&t=61s

LEGAL TEAM LIVE GUEST. End Act of God. Il punto sui contratti nella fase 2 - Covid-19 (11.5.2020) [Video]

https://www.youtube.com/watch?v=A2gXvlieaCU&t=73s

Alberghi e Covid-19, i protocolli della fase due per ridurre il rischio contagio (9.5.2020)

Appalti pubblici, il pagamento anticipato dello stato avanzamento lavori (SAL) nella normativa emergenziale Covid-19: segnalazione ANAC  (6.5.2020)

La proroga dei termini dei lavori edili nei contratti : il nuovo comma 2 ter dell’art. 103 del Cura Italia (5.5.2020)

LEGAL TEAM LIVE. I contratti nella fase 2 - Covid-19 (30.4.2020) [Video]

https://www.youtube.com/watch?v=uZhv5Dvdjso&t=5s

LEGAL TEAM LIVE GUEST. Act of God. I contratti nella fase 2 - Covid-19 (28.4.2020) [Video]

https://www.youtube.com/watch?v=PN08b5Pp-fw&t=42s

Il pagamento dei lavori edilizi nel nuovo comma 2 ter dell’art. 103 Cura-Italia (28.4.2020)

Settore alberghiero, i rischi della fase due (23.4.2020)

LEGAL TEAM LIVE GUEST. Act of God. Lo stato dei decreti e il punto sui contratti - Covid-19 (16.4.2020) [Video]

https://youtu.be/L0OBLXA6nZE

I contratti di locazione nell’emergenza Covid-19 (10.4.2020)

L’epidemia che sconvolge i contratti. Vademecum sui rimborsi (10.4.2020)

Anticipazione del prezzo e pagamento dei SAL nel Decreto Cura Italia (7.4.2020)  [Video]

https://www.youtube.com/watch?v=JACdGSwtCII

Il pagamento anticipato dello stato avanzamento lavori (SAL) nella normativa emergenziale Covid-19: modifica del contratto? (5.4.2020)

Turismo in lockdown: il caso dei rimborsi per le disdette (3.4.2020)

LEGAL TEAM LIVE. I lavoratori nel cambio appalto e norme emergenziali Covid-19 (1.4.2020) [Video]

LEGAL TEAM LIVE GUEST. Sospensione degli appalti pubblici e Covid-19 (2.4.2020) [Video]

https://youtu.be/5t4KUVBgOxw

LEGAL TEAM LIVE GUEST. Act of God. Lo stato dei contratti - Covid-19 (30.3.2020) [Video]

https://youtu.be/Y3_UVanzB0k

I pagamenti dei SAL nell'attuale situazione di emergenza, fra normativa nazionale e inidicazioni regionali (30.3.2020)

La revisione dei prezzi negli appalti privati per lavori edilizi (25.3.2020)

Act of God. Legal Tips (23.3.2020)  [Video]

Le procedure per escludere l’inadempimento negli appalti per lavori edilizi nella situazione attuale di emergenza (23.3.2020)

Tra pandemia e inadempimento. La causa di forza maggiore nei contratti. (18.3.2020)

Effetti di situazioni straordinarie e/o emergenziali sulle imprese. Sospensione dei lavori: appalti pubblici e privati. (17.3.2020) [Video]

La sospensione dell’appalto pubblico per ragioni di necessità o pubblico interesse: e il Covid-19? (12.3.2020)

La sospensione dell’appalto per impossibilità temporanea della prestazione (9.3.2020)

Privacy

Covid-19 e il trattamento dei dati da parte dei Tribunali (30.6.2020)

Garante Privacy e Covid-19: il datore di lavoro non può effettuare direttamente test sierologici ai propri dipendenti (19.5.2020)

Coronavirus e protezione dei dati: il Garante e le Faq (11.5.2020)

Contact Tracing: l’App “Immuni” e la privacy (30.4.2020)

Didattica a distanza e privacy ai tempi del Covid-19 (14.4.2020)

LEGAL TEAM LIVE GUEST. Privacy e Covid19: app e sistemi di controllo dei contagi (9.4.2020) [Video]

https://youtu.be/VuLxsSykj3o

INPS: grave data breach o pesce d’aprile? (2.4.2020)

COVID-19 ecco un’altra vittima: la privacy. (31.3.2020)

Coronavirus e Privacy: siglato il protocollo per la protezione dei dati sullo stato di salute di dipendenti o terzi. (19.3.2020)

Le truffe informatiche legate al Coronavirus (10.3.2020)

Coronavirus: Garante Privacy, no a iniziative “fai da te” nella raccolta dei dati. (6.3.2020)

 

Profili generali

LEGAL TEAM LIVE GUEST. Locazioni commerciali post Covid-19 e reti di imprese tra appalti pubblici e decreto rilancio alla luce degli incentivi fiscali (23.6.2020)

https://www.youtube.com/watch?v=YkDn6k2q2h8

LEGAL TEAM LIVE GUEST. Le novità del decreto rilancio e superbonus110% - Covid-19 (10.6.2020) [Video]

https://www.youtube.com/watch?v=Y98fJjHz0Qo

La responsabilità nei cantieri edili per il contagio da Covid-19 (26.5.2020)

Congiunti & co.: una definizione tanto discussa (4.5.2020)

L'autocertificazione ai tempi del Coronavirus. Le novità del D.L. 19/2020 (27.3.2020)

LEGAL TEAM LIVE. Aspetti generali della disciplina emergenziale COVID-19 (27.3.2020) [Video][dzs_video source="https://www.youtube.com/watch?v=zdkotYoU34c&feature=youtu.be" config="skinauroradefault" autoplay="off" cue="on" loop="on" type="youtube" responsive_ratio="default"]


decreto cura italia, novità appalti e contratti pubblici

Decreto Cura Italia: tutte le novità in materia di appalti e contratti pubblici.

decreto cura italia novità appalti e contratti pubbliciIl Decreto "cura Italia" è stato pubblicato ed è già in vigore (decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020) e interviene anche i materia di appalti e contratti pubblici.

Vediamo in questo articolo le previsioni di maggior interesse per ciò che attiene agli appalti e contratti pubblici.

Art. 72 (Misure per l’internazionalizzazione del sistema Paese)
Il Decreto cura Italia stanzia somme, tra le altre cose, per la realizzazione di una campagna straordinaria di comunicazione volta a sostenere le esportazioni italiane e l’internazionalizzazione del sistema economico nazionale nel settore agroalimentare e negli altri settori colpiti dall’emergenza, per il potenziamento delle attività di promozione del sistema Paese realizzate etc..

Fino al 31 dicembre 2020, i contratti pubblici di forniture, lavori e servizi relativi agli interventi suddetti possono essere aggiudicati con la procedura di cui all’articolo 63, comma 6, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici).

Art. 75 (Acquisti per lo sviluppo di sistemi informativi per la diffusione del lavoro agile e di servizi in rete per l’accesso di cittadini e imprese)

Il Decreto cura Italia, al fine di agevolare la diffusione del lavoro agile, la diffusione di servizi in rete e agevolare l'accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese, consente alle amministrazioni aggiudicatrici, in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, sino al 31 dicembre 2020, di acquistare beni e servizi informatici, preferibilmente basati sul modello cloud SaaS (software as a service), nonché servizi di connettività, mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara ai sensi dell’articolo 63, comma 2, lett. c), del Codice dei contratti pubblici, selezionando l’affidatario tra almeno quattro operatori economici, di cui almeno una «start-up innovativa» o una «piccola e media impresa innovativa».

Le amministrazioni possono stipulare il contratto previa acquisizione di una autocertificazione dell’operatore economico aggiudicatario attestante il possesso dei requisiti generali, finanziari e tecnici, la regolarità del DURC e l’assenza di motivi di esclusione secondo segnalazioni rilevabili dal Casellario Informatico di Anac, nonché previa verifica del rispetto delle prescrizioni imposte dalle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.

Al termine delle procedure di gara, le amministrazioni stipulano immediatamente il contratto ed avviano l’esecuzione degli stessi, anche in deroga ai termini di cui all’articolo 32 del Codice dei contratti pubblici.

Art. 86 (Misure urgenti per il ripristino della funzionalità degli Istituti penitenziari e per la prevenzione della diffusione del COVID-19)
Il Decreto cura Italia, al fine di ripristinare la piena funzionalità e garantire le condizioni di sicurezza degli istituti penitenziari danneggiati nel corso delle proteste dei detenuti anche in relazione alle notizie sulla diffusione epidemiologica a livello nazionale del Covid-19, autorizza la spesa di euro 20.000.000 nell’anno 2020 per la realizzazione di interventi urgenti di ristrutturazione e di rifunzionalizzazione delle strutture e degli impianti danneggiati.

Fino al 31 dicembre 2020 è autorizzata l’esecuzione dei lavori di somma urgenza con le procedure di cui all'art. 163 del Codice dei contratti pubblici, anche in deroga ai limiti di spesa ivi previsti, fatto salvo il limite della soglia europea, e ai termini di presentazione della perizia giustificativa dei lavori.

Art. 91 (Disposizioni in materia ritardi o inadempimenti contrattuali derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento e di anticipazione del prezzo in materia di contratti pubblici)
Il Decreto cura Italia modifica l'art. 35, comma 18, del Codice dei contratti pubblici: L’erogazione dell’anticipazione del prezzo è consentita anche nel caso di consegna in via d’urgenza.

Art. 99 (Erogazioni liberali a sostegno del contrasto all’emergenza epidemiologica da COVID-19)
Il Decreto cura Italia interviene anche sulle donazioni dei privati. Sino al 31 luglio 2020, l’acquisizione di forniture e servizi da parte delle aziende, agenzie e degli enti del Servizio sanitario nazionale da utilizzare nelle attività di contrasto dell’emergenza COVID-19, qualora sia finanziata in via esclusiva tramite donazioni di persone fisiche o giuridiche private, ai sensi dell’art. 793 c.c., avviene mediante affidamento diretto, senza previa consultazione di due o più operatori economici, per importi non superiori alle soglie di cui all’art. 35 del Codice dei contratti pubblici, a condizione che l’affidamento sia conforme al motivo delle liberalità.

Art. 103 (Sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi ed effetti degli atti amministrativi in scadenza)
I termini ordinatori o perentori, propedeutici, endoprocedimentali, finali ed esecutivi, relativi allo svolgimento di procedimenti amministrativi su istanza di parte o d’ufficio, pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, sono sospesi fino al 15 aprile 2020 (si intendono tali anche i termini di presentazione delle domande/offerte). La sospensione non si applica agli emolumenti per prestazioni di lavoro o di opere, servizi e forniture a qualsiasi titolo.

Art. 120 (Piattaforme per la didattica a distanza)
Sono destinate risorse atte a consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi immediatamente di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, o di potenziare quelli già in dotazione, a mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso, dispositivi digitali individuali per la fruizione delle piattaforme nonché per la necessaria connettività di rete, a formare il personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica a distanza.

Le istituzioni scolastiche possono provvedere all’acquisto delle piattaforme e dei dispositivi di cui sopra, anche in deroga alle disposizioni del Codice dei contratti pubblici.


sospensione appalto pubblico coronavirus, covid19 necessità

La sospensione dell'appalto pubblico per ragioni di necessità o pubblico interesse: e il Covid-19?

sospensione appalto pubblico coronavirus, covid19 necessità

L'esecuzione dei lavori pubblici, cosi come di servizi e forniture, può essere sospesa in determinate circostanze e, a seconda delle ragioni che l'hanno determinata, può dirsi legittima o illegittima.

Tale argomento appare oggi di stretta attualità in considerazione degli eventi legati al coronavirus: gli appalti pubblici, così come altre attività, stanno subendo forti rallentamenti e sospensioni proprio in ragione dell’impossibilità di eseguire i lavori a causa delle regole di buonsenso che portano a limitare i contatti fra le persone, e a causa delle norme adottate dal Governo che di fatto limitano l’attività dei lavoratori e delle imprese.

La norma a cui fare riferimento è l'art. 107, del Codice dei contratti pubbici a mente del quale al ricorrere di circostanze speciali la committente può sospendere i lavori.

Quali sono le circostanze speciali richiamate dal Legislatore ?

1. Eventi non prevedibili alla stipula del contratto;

2. Ragioni di necessità o di pubblico interesse;

3. Cause di forza maggiore.

Nei casi menzionati, il Direttore dei lavori (o dell'esecuzione) può disporre la sospensione dell'esecuzione del contratto compilando, se possibile in contraddittorio con l'appaltatore, il verbale di sospensione, ivi indicando le ragioni che hanno determinato l'interruzione dei lavori, nonché dello stato di avanzamento dei lavori, delle opere la cui esecuzione rimane interrotta e delle cautele adottate affinché alla ripresa le stesse possano essere continuate ed ultimate senza eccessivi oneri, della consistenza della forza lavoro e dei mezzi d'opera esistenti in cantiere al momento della sospensione.

Qualora la sospensione, o le sospensioni, durino per un periodo di tempo superiore ad un quarto della durata complessiva prevista per l'esecuzione dei lavori stessi, o comunque quando superino sei mesi complessivi, l'esecutore può chiedere la risoluzione del contratto senza indennità.

Se la committente si oppone alla risoluzione, l'appaltatore ha diritto alla rifusione dei maggiori oneri derivanti dal prolungamento della sospensione oltre i termini suddetti. Nessun indennizzo è dovuto all'esecutore negli altri casi.

Pochi giorni fa l'ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), in considerazione dei nuovi provvedimenti normativi approvati per fronteggiare l'emergenza Coronavirus Covid-19, ha aggiornato le istruzioni operative in materia di lavoro, salute, appalti pubblici e edilizia privata per le imprese.

In materia di appalti pubblici, è indicato che "i cantieri sull’intero territorio nazionale potrebbero essere sospesi dalle stazioni appaltanti, ai sensi dell’art. 1, lettere n) e o) del DL n. 6 del 2020 o, comunque, ai sensi dei provvedimenti emergenziali adottati successivamente dal Governo.
In ogni caso, ove così non fosse, e laddove le misure di emergenza adottate dalla stazione appaltante dovessero influire sulla regolare esecuzione dei lavori, l’impresa, al fine di evitare l’addebito di eventuali penali per la maggiore durata dell’esecuzione dei lavori, può sollecitare l’adozione di un provvedimento di sospensione, anche parziale, da parte della stazione appaltante, ex art. 107 del Codice dei Contratti, per ragioni di necessità o di pubblico interesse".

Il che vuol dire, in altri termini, che l'emergenza coronavirus rappresenta una delle circostanze speciali che legittimano la sospensione dei lavori pubblici, in particolare, rappresenta una ragione di necessità o pubblico interesse.

Se però la committente non provvede in autonomia a sospendere i lavori, sono le imprese a doverne intimare formalmente la sospensione.

E se anche in tal caso la sospensione non viene disposta dalla committente, si avrà una cd. sospensione di fatto (giustificata dalla emergenza Covid-19, come già detto) con danni per l'impresa, in ogni caso tenuta "formalmente" - in attesa di provvedimento formale di sospensione - a garantire l'esecuzione dell'opera (si pensi ai costi relativi alla guardiania o alle risorse e ai mezzi).

In tale situazione, l'impresa dovrà aver cura di iscrivere tempestiva riserva nel primo atto idoneo a riceverla.

 

 

 


Certificato esecuzione lavori (CEL): lavori parziali e assenza del visto della Soprintendenza. Il Consiglio di Stato fa il punto.

Nell’ambito di una procedura di gara avente ad oggetto l’affidamento di lavori, era richiesto dal disciplinare di gara, quale requisito di capacità economica – finanziaria e tecnico - organizzativa, “di aver eseguito direttamente, nel corso dell’ultimo quinquennio antecedente la data della pubblicazione del bando di gara, lavori analoghi a quelli appartenenti a ciascuna categoria OG1, OG2 e OG11, di importo non inferiore a 150.000 euro”.

Quanto alla documentazione da fornire per la dimostrazione del possesso del requisito, era stabilito che “in sede di comprova del requisito in questione dovranno essere prodotti attestati di buon esito rilasciati dalle Autorità eventualmente proposte alla tutela degli stessi ovvero dall’amministrazione aggiudicatrice in caso di lavori di importo inferiore ad € 40.000”.

La stazione appaltante nel comunicare alla società vincitrice l’aggiudicazione, chiedeva di fornire la documentazione comprovante il possesso dei requisiti dichiarati.

La società inviava così i certificati esecuzione lavori (CEL) relativi alla categoria OG2 e copia contratto lavori e relativa fattura relativamente ai Lavori di manutenzione ordinaria da effettuarsi presso la Questura di Bari.

La stazione appaltante, esaminata la documentazione trasmessa, rilevava che i CEL risultavano privi del visto della Soprintendenza territoriale competente e che la documentazione prodotta (copia contratto e fattura) non era sufficiente a dimostrare la regolare esecuzione dell’intervento in questione, così richiedeva alla società di produrre la documentazione necessaria.

L’aggiudicatrice forniva i certificati esecuzione lavori (CEL) muniti del visto richiesto, nonché il CEL datato 26.7.2018 per i lavori presso il Palazzo della Questura di Bari con categoria prevalente “Restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela” – privo del visto della Soprintendenza, ma precisando che: “il certificato n. 28379/2018 riferito ai lavori del Palazzo della Questura di Bari è in attesa di Visto della Soprintendenza, e pertanto si allega copia della trasmissione dello stesso alla Soprintendenza Archeologica delle Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari, da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti Provveditorato Interregionale per le opere pubbliche per la Campania, il Molise, la Puglia e la Basilicata”.

La stazione appaltante riteneva la documentazione prodotta non utile al fine della dimostrazione del possesso dei requisiti ragion per cui escludeva la società dalla gara.

La questione finiva innanzi al TAR che respingeva il ricorso affermando che la stazione appaltante aveva correttamente giudicato non utile alla dimostrazione del predetto requisito il certificato relativo ai lavori svolti presso la Questura di Bari poiché gli stessi non risultavano ancora conclusi giacché i lavori parziali non possono essere considerati idonei ad attestare la capacità dell’impresa perché solo l’espletamento del lavoro affidato nella sua completezza indica l’avvenuto adempimento delle obbligazioni contrattuali che, in effetti, prevedono che i lavori siano integralmente completati.

In particolare, il certificato esecuzione lavori (CEL) prodotto in relazione ai lavori realizzati presso la Questura di Bari era datato 26.7.2018 (per lavori che risultavano essere stati contabilizzati il 5.3.2018), e, dunque, ampiamente successivo alla data di presentazione delle domande (il bando era stato pubblicato il 14.2.2018) per cui, anche a voler considerare regolarmente eseguita quella parte di lavori, l’impresa non era in possesso del requisito richiesto al momento di presentazione delle domande.

La società impugna la sentenza in Consiglio di Stato.

Secondo i giudici di Palazzo Spada, il TAR si è limitato ad esaminare una sola delle ragioni, il carattere parziale dei lavori certificati, e l’ha ritenuta sufficiente a escludere l’idoneità del certificato esecuzione lavori (CEL) poiché solo lavori completamente eseguiti possono dare affidamento sulla capacità tecnica dell’impresa di eseguire le obbligazioni assunte con il contratto di appalto.

Nella sentenza in commento, il Collegio si sofferma sul ragionamento seguito dai giudici di primo grado e offre il quadro normativo sul certificato esecuzione lavori (CEL).

Sul carattere parziale dei lavori certificati

Il certificato esecuzione lavori è disciplinato dall’art. 86, comma 5 bis, del Codice appalti, il quale, nella formulazione vigente al momento dell’indizione della gara, prevedeva: “L’esecuzione dei lavori è documentata dal certificato di esecuzione dei lavori redatto secondo lo schema predisposto dall’ANAC con le linee guida di cui all’articolo 83, comma 2”. L’art. 79, comma 6, Regolamento appalti stabilisce, poi, che: “L’esecuzione dei lavori è documentata dai certificati di esecuzione dei lavori previsti dagli articoli 83, comma 4 e 84, indicati dall’impresa e acquisiti dalla SOA ai sensi dell’articolo 40, comma 3, lett. b), del codice, nonché secondo quanto previsto dall’articolo 86”.

L’acquisizione dei certificati esecuzione lavori da parte della SOA è necessaria alla qualificazione dell’impresa resa da detto organismo e l’art. 83, comma 2, Regolamento appalti specifica che a tal fine “I lavori da valutare sono quelli eseguiti regolarmente e con buon esito iniziati e ultimati nel periodo di cui ai precedenti commi, ovvero la parte di essi eseguita nel quinquennio, per il caso di lavori iniziati in epoca precedente o per il caso di lavori in corso di esecuzione alla data della sottoscrizione del contratto con la SOA, calcolata presumendo un avanzamento lineare degli stessi”.

L’art. 83, comma 4, Regolamento appalti prevede che: “I certificati di esecuzione lavori sono redatti in conformità dello schema di cui all’allegato B e contengono la espressa dichiarazione dei committenti che i lavori eseguiti sono stati realizzati regolarmente e con buon esito (…)”.

Il certificato esecuzione lavori (CEL) costituisce quindi una certificazione richiesta dall’impresa al committente (anche privato, cfr. art. 84 comma 2, Regolamento appalti) per la dimostrazione del possesso del requisito di idoneità tecnica – organizzativa, costituito dall’aver svolto lavori per un certo importo in una certa categoria in quanto la committenza certifica l’avvenuta esecuzione in maniera regolare e con buon esito dei lavori.

Non v’è ragione per ritenere che l’impresa possa richiedere alla committenza (pubblica o privata) il rilascio del certificato di esecuzione solamente quando il contratto d’appalto sia stato integralmente concluso, nel senso che non residuano più prestazioni dovute a carico di entrambe le parti.

Il certificato di esecuzione lavori (CEL) può essere rilasciato anche qualora il contratto d’appalto non sia ancora concluso, ovvero, detto altrimenti, se i lavori sono ancora in corso di esecuzione, per quella parte di lavori che il RUP attesti completata con buon esito e contabilizzata.

Rileva, in tal senso, il dato normativo: l’art. 83, comma 2, Regolamento appalti ammette la possibilità che la SOA sia chiamata a valutare lavori “in corso di esecuzione alla data di sottoscrizione del contratto con la SOA”; e, d’altra parte, non è un caso che lo schema di certificato fornito dall’Allegato B al regolamento (al Quadro 6.1.) preveda si dia risposta alla domanda se “I lavori sono in corso …SI/NO”.

In un precedente specifico, è stato chiarito che dal combinato disposto delle norme che disciplinano il certificato di esecuzione lavori (CEL) si evince che “l’impresa acquisisce il requisito tecnico organizzativo, costituito dall’aver svolto lavori per un certo importo in una certa categoria, col rilascio del Certificato di esecuzione lavori” (Cons. St., Sez. V, 28 dicembre 2017, n. 6135).

Si è in presenza, dunque, di un atto rientrante nella categoria dei c.d. accertamenti costitutivi, poiché l’effetto dell’accertamento è quello di costituire il requisito in capo all’impresa che richiede il certificato.

Da qui l’erroneità della sentenza del TAR in quanto il certificato di esecuzione lavori (CEL) non attesta l’affidabilità dell’impresa nell’esecuzione di tutte le obbligazioni sorte dal contratto di appalto, ma solo la corretta esecuzione dei lavori, ossia la sua capacità tecnico – organizzativa, ed è per questa ragione che può senz’altro ammettersi che la committenza certifichi anche lavori eseguiti in forza di contratto non ancora concluso, ma che, nondimeno l’impresa deve essere in possesso del certificato di esecuzione lavori (CEL) con il quale intende dar prova del requisito, al momento della presentazione della domanda di partecipazione o dell’offerta.

È principio consolidato infatti quello per cui i requisiti di qualificazione devono essere posseduti dal momento della presentazione della domanda e per tutta la durata di esecuzione del contratto; consentire l’integrazione del certificato di esecuzione lavori (CEL) nel corso della procedura costituirebbe palese violazione del principio della par condicio tra i concorrenti.

Sull’assenza del visto da parte della Soprintendenza

Il certificato di esecuzione lavori (CEL) presentato dalla società non era utile a dar prova del requisito di qualificazione anche per l’assenza del visto da parte della Soprintendenza Archeologica.

E’, infatti, indispensabile che il certificato di esecuzione lavori (CEL) quand’anche riferito a lavori parziali, presenti il contenuto richiesto dalle disposizioni normative.

Nel caso di specie, l’art. 12 del Decreto Ministero dei beni ambientali culturali e del turismo 22 agosto 2017 n. 154, richiamato nel disciplinare di gara, prevedeva al comma 2 “I requisiti di cui al comma 1, autocertificati ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, sono dichiarati in sede di domanda di partecipazione o in sede di offerta e sono accompagnati da una certificazione di buon esito dei lavori rilasciata dall’autorità preposta alla tutela dei beni su cui si è intervenuti.”

Il visto della Soprintendenza non costituisce una “mera formalità”, poiché risponde all’esigenza che la certificazione dell’esecuzione di particolari tipologie di lavori (nel caso di specie, lavori su immobili di interesse storico, artistico e archeologico) sia attestata da parte delle amministrazioni che, in quanto preposte alla tutela dei beni interessati, sono effettivamente in grado di valutarne la corretta esecuzione.

Il certificato di esecuzione lavori (CEL) come documento probatorio della capacità di idoneità tecnica organizzativa, poi, non è, per espressa indicazione normativa, surrogabile da altra documentazione e, tanto meno, dalla fattura rimessa dall’impresa e pagata dall’amministrazione (anch’essa, peraltro, di data posteriore al termine per la presentazione delle offerte).

In conclusione, il Consiglio di Stato ha ritenuto ragionevole la scelta dell’amministrazione di richiedere il certificato di esecuzione lavori (CEL) quale documento a comprova dell’esecuzione di precedenti lavori, e, d’altra parte, di escludere l’impresa che di tale documentazione non sia in possesso al momento della presentazione della domanda di partecipazione, con motivazione esente da critiche.

(Cons. St., Sez. V, 21/2/2020, n. 1320)


Le carenze del procedimento nella verifica dei requisiti per i certificati di handling aeroportuale

Il tema hadling aeroportuale porta il TAR Milano a pronuciarsi sulla limitazione dei servizi di assistenza a terra commerciale presso l’aeroporto di Milano Malpensa fino all’esito della procedura di gara per la selezione del numero massimo di tre operatori e tre utenti in autoproduzione (limitazione ritenuta non operante per un operatore in possesso del certificato ENAC) e sulla procedura di verifica del possesso dei requisiti per il mantenimento dell’estensione dei certificati a prestare i servizi.

Ad una società operante nel settore di handling aeroportuale viene negata ad opera di ENAC l'estensione presso l'aeroporto di Milano Malpensa della certificazione di prestatore dei servizi aeroportuali di assistenza a terra per mancato possesso dei requisiti per l'estensione della certificazione per talune categorie di cui all'All. A del d.lgs. 18/1999 ("Attuazione della direttiva 96/67/CE relativa al libero accesso al mercato dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti della Comunità").

Con tale provvedimento, l'ENAC evidenzia che la società avrebbe mancato di:

  • procedere all'assunzione del personale idoneo, né avrebbe avviato le procedure per l'ottenimento dei tesserini aeroportuali;
  • richiedere l'autorizzazione di mezzi e attrezzature idonei all'attività;
  • provvedere ad ottenere dal gestore gli spazi e i locali idonei all'attività;

La società impugna il provvedimento innanzi al TAR contestando gli assunti dell'ENAC e lamentando carenze del procedimento: in particolare il mancato avviso di avvio del procedimento di revoca ai sensi della l. 241/1990 e la mancata verifica in contraddittorio delle asserite carenze.

Al riguardo, il Collegio ha avuto modo di rilevare che, nella verifica del possesso dei requisiti, ENAC "non sembra aver rispettato il contraddittorio" e che, in ogni caso, la documentazione prodotta in servizio dalla ricorrente sembra evidenziare il possesso dei requisiti "fermo restando che, una volta attivato il servizio, ben potrà ENAC verificare eventuali carenze e disporre le opportune azioni correttive, assegnando un termine per provvedere alla regolarizzazione e alla rimozione di eventuali criticità, ove riscontrate" cosi come del resto previsto dall'art. 17 della Circolare ENAC APT 02B ("Certificazione e Sorveglianza dei Prestatori di Servizi aeroportuali di assistenza a terra").

(TAR Lombardia Milano, Sez. III, 14/1/2020, n. 36; TAR Lombardia Milano, Sez. III, 26/2/2020, n. 241)


Know how e accesso agli atti: il Consiglio di Stato tutela il “saper fare” delle imprese.

Fermo restando gli obblighi in materia di pubblicità e di informazione dei candidati e degli offerenti, le stazioni appaltanti non sono tenute a rivelare informazioni comunicate dagli operatori economici e da essi considerate riservate, compresi anche, ma non esclusivamente, segreti tecnici o commerciali, nonché gli aspetti riservati delle offerte.

Il Consiglio di Stato si è espresso sulla legittimità di una gara espletata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, per l’affidamento della progettazione e dei lavori di adeguamento e riqualificazione dell’infrastruttura di volo e dei relativi impianti all’interno dell’aeroporto di Brindisi. All’esito della gara e della valutazione delle offerte, prima in graduatoria era un’associazione temporanea tra imprese. Altro concorrente formalizzava istanza di accesso, finalizzata ad ottenere tutti gli atti di gara e la documentazione relativa all’offerta tecnica presentata dall’aggiudicataria. L’ATI aggiudicataria, in sede di contradditorio, negava l’assenso all’ostensione dei documenti relativi all’offerta tecnica rivendicandone il segreto industriale.

Infatti le relazioni tecniche e le schede illustrative rappresentavano il Know- how degli investimenti nell’innovazione, della qualificazione professionale e del proprio lavoro imprenditoriale. Dunque, si trattava, ad avviso dell'aggiudicataria, di documenti tutelati dal segreto tecnico e commerciale.

In primo grado, il giudice accoglieva il ricorso sull'accesso, ingiungendo alla SA di mettere a disposizione i documenti richiesti richiamando “le intrinseche ragioni di trasparenza” proprie delle procedure selettive pubbliche.

L’ATI proponeva appello e il Consiglio di Stato riforma la decisione del TAR.

Sebbene la trasparenza e la riservatezza siano valori primari per l’azione amministrativa, il Consiglio di Stato ha ritenuto che del diritto di accesso non può farsi un uso emulativo, ad esempio, da parte di contendenti che potrebbero formalizzare l’istanza allo scopo di giovarsi di specifiche conoscenze industriali o commerciali acquisite e detenute da altri.

Pertanto, non è possibile accedere a quella parte dell’offerta o delle giustificazioni della anomalia che riguardano le specifiche e riservate capacità tecnico industriali o più generalmente gestionali proprie dell’impresa in gara: vale a dire, l’insieme del saper fare, ossia le competenze e le esperienze, originali e tendenzialmente riservate, acquisite nell’esercizio dell’attività commerciale.

Del resto, è lo stesso Codice della proprietà intellettuale che, ai fini della corretta esplicazione della concorrenza, tutela quei beni essenziali per lo sviluppo e la competizione qualitativa, concepiti come il prodotto patrimoniale della capacità ideativa o acquisitiva della singola impresa.

Tuttavia, una valutazione diversa deve farsi se l’accesso agli atti è legato all’esigenza di difesa in giudizio.

Ne consegue che, al fine di esercitare il diritto di accesso agli atti riguardo ad informazioni contenenti eventuali segreti tecnici o commerciali, è essenziale dimostrare la concreta necessità – intesa come stretta indispensabilità - di utilizzo della documentazione in uno specifico giudizio.

(Cons. St., Sez. V, 7/1/2020, n. 64)


Tempi lunghi nel procedimento dell’AGCM. Quali garanzie?

La vicenda in esame trae origine dal provvedimento n .26686 dell AGCM, con cui l’Autorità garante della concorrenza e del Mercato ha ritenuto sussistere un’intesa restrittiva della concorrenza.

L’intesa è consistita in un’attività di coordinamento delle politiche commerciali finalizzata a limitare il confronto concorrenziale tra le parti sui prezzi del tondo in cemento armato e della rete elettrosaldata. Sostanzialmente, le strategie commerciali delle imprese erano volte ad assicurarsi ricavi migliorativi rispetto a quelli conseguibili in un contesto concorrenziale di vendita.

Pertanto, l’AGCM ha ordinato alle parti di astenersi in futuro dal porre in essere comportamenti aventi oggetto o effetti analoghi a quelli accertati dall’infrazione irrogando al contempo una sanzione pecuniaria.

Le società coinvolte hanno poi proposto ricorso innanzi al TAR Lazio avverso tale provvedimento, chiedendo l’annullamento previa sospensione degli effetti del provvedimento.

Il TAR accoglieva il ricorso e annullava il provvedimento impugnato per l’eccessivo ritardo nell’avvio dell’istruttoria da parte dell’Autorità nonché per la carenza della stessa poiché non consentiva di ricostruire la fattispecie con congruenza narrativa.

Avverso tale sentenza l’Autorità proponeva appello che il Consiglio di Stato rigettava tout court.

L’AGCM attribuiva la causa dell’estesa scansione temporale della fase preistruttoria al ritardo delle risposte pervenute da alcuni rivenditori di prodotti. Inoltre, sempre a dire dell’Autorità, il caso, di cartello a livello comunitario, che aveva interessato molte imprese italiane - parti del procedimento in esame- comportava la necessità di cautela.

Il Collegio rigetta l’appello considerando gli elementi invocati dall’Autorità generici e privi di concreta rilevanza rispetto alle censure accolte dal TAR.

Un periodo di oltre quattro anni di attività c.d. preistruttoria è in sé eccessivo. Irrilevante ed immotivata è la necessità di cautela rispetto all’iter europeo concernete un periodo risalente nel tempo (1989-2000) e quindi ben difficilmente collegabile alla fattispecie in gioco.

In particolare, il Consiglio di Stato ha ritenuto che il compimento di un’attività preistruttoria che si dilunghi oltre un lasso di tempo ingiustificatamente prolungato, viola i principi generali di cui alla legge 241/1990 sulla certezza ed efficienza dell’agire amministrativo, nell’interesse sia della Pubblica Amministrazione che del privato sottoposto al procedimento.

L’evidente superamento dei termini consentiti ai fini della contestazione è stato dirimente per il rigetto dell’appello, oltre alla carenza dell’istruttoria e della motivazione nella parte in cui sono state respinte le prospettazioni alternative fornite dalle società.

(Cons. St., Sez. VI, 21/1/2020, n. 512)


Ricalcolo pensione militare

Ricalcolo pensioni militari: altra conferma in Appello sul ricalcolo (art. 54)!

Ricalcolo pensione militare

 

 

 

 

Nuova conferma sul ricalcolo della pensione ai sensi dell’art. 54 DPR n. 1092/1973.

La Corte dei Conti, III Sez. Giurisdizionale Appello, dà torto all'INPS affermando tra le altre cose che "dalla stessa lettera della norma si evince

a) che la frase “anzianità di servizio compresa tra i 15 e i 20 anni” (art. 54, comma 1, dpr n. 1092/73) esprime una condizione di fatto che consiste nella cessazione del servizio con una anzianità compresa tra i 15 (minimo per la pensione) e i 20 anni di servizio (al momento della cessazione del servizio medesima),

b) che a tale condizione consegue l’applicazione della aliquota fissa del 44%,

c) che nel sistema dell’art. 54 l’aliquota del 44% risulta essere quella minima, prevista in misura fissa per la valutazione della anzianità di servizio inferiore ai 20 anni, e applicabile invece con le maggiorazioni di cui al comma 2, in ragione di ogni anno successivo al ventesimo, per chi è cessato con una anzianità superiore".

La sentenza in commento va a consolidare senza dubbio l'orientamento che ha già avvalorato una interpretazione dell’art. 54 DPR n. 1092/1973 che noi di Legal Team proponiamo da anni con i nostri ricorsi.
E’ dunque arrivato il momento per tutti i militari che hanno subito una lesione del proprio diritti alla corretta determinazione della propria pensione a richiedere il ricalcolo della stessa e la restituzione dei soldi dovuti per gli anni trascorsi!

(Corte dei Conti, Sez. Giur. III Appello, 22/11/2019, n. 228)

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