Concessioni balneari, la giurisprudenza segna un cambio di rotta sull’interesse pubblico

Concessioni balneari, la giurisprudenza segna un cambio di rotta sull’interesse pubblico

Con l’entrata in vigore della legge 166/2024, di conversione del decreto Salva-infrazioni, molte amministrazioni locali hanno adottato strategie differenti per la gestione delle concessioni balneari. Si tratta di una materia particolarmente delicata, inserita in un contesto normativo in continua evoluzione, che continua a generare dibattiti e sollevare critiche. In particolare sono emerse due linee di intervento principali: da un lato, alcuni Comuni hanno scelto di “prorogare” i titoli concessori esistenti fino al 30 settembre 2027; dall’altro, diverse amministrazioni hanno avviato procedure pubbliche di evidenza per l’affidamento delle concessioni, applicando le disposizioni introdotte dalla normativa vigente. Tuttavia, le procedure selettive per l’assegnazione delle concessioni balneari avviate subito dopo l’emanazione della legge 166/2024 si sono rilevate oggetto di numerosi contenziosi. I Comuni che hanno intrapreso per primi questa via si sono trovati a fronteggiare numerosi ricorsi, promossi sia da concessionari uscenti che da soggetti interessati a subentrare nella gestione, che hanno contestato le modalità di formulazione dei bandi dinanzi ai tribunali amministrativi regionali. Tra i casi più significativi si segnala quello del Comune di Roma, che ha pubblicato un avviso pubblico per l’assegnazione di 31 concessioni demaniali sul litorale romano.

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