Beni culturali: nuove Linee guida MiC sul partenariato speciale pubblico-privato

paternariato specialeBeni culturali: nuove Linee guida MiC sul partenariato speciale pubblico-privato

Con la Circolare n. 10 del 1 agosto 2025 il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero della Cultura ha pubblicato le “Linee Guida in materia di partenariato speciale pubblico privato per gli istituti e i luoghi della cultura”.

Si tratta di un documento atteso, che aggiorna il quadro del 2016 e fornisce un riferimento pratico alle amministrazioni per attivare forme innovative di collaborazione con i privati nella gestione, tutela e valorizzazione dei beni culturali, così come previste dall’art. 134 d.lgs. 36/2023.

Di seguito analizziamo le principali novità introdotte da queste Linee guida e alcune implicazioni applicative, evidenziando i possibili nodi critici e l’importanza di questo aggiornamento rispetto alla precedente circolare MiBACT n. 28/2016.

Il quadro normativo di riferimento

Le nuove Linee guida sul partenariato speciale pubblico-privato si innestano nel quadro delineato dall’art. 134 d.lgs. 36/2023, che disciplina i contratti a titolo gratuito nel settore dei beni culturali.
Si tratta di una norma che, riprendendo e ampliando l’art. 151 del Codice del 2016, conferma – e anzi enfatizza – la possibilità di attivare forme di collaborazione tra pubblico e privato per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, in un’ottica più flessibile e aperturista.

Dal punto di vista storico, il partenariato speciale non nasce nel 2023: la prima apertura risale al d.lgs. 50/2016 ed è stata accompagnata dalla circolare MiBACT del 2016. Negli anni successivi alcune sperimentazioni pilota hanno dimostrato le potenzialità dello strumento, alimentando un dibattito dottrinale che ha progressivamente consolidato l’idea di una collaborazione più intensa e paritaria con i privati. In questa logica, la funzione di tutela e gli indirizzi strategici restano saldamente pubblici, mentre ai privati possono essere affidate attività operative finalizzate alla fruizione e valorizzazione dei beni.

Il testo attuale accentua questa impostazione, ponendo al centro il principio di autonomia contrattuale delle amministrazioni. In tale prospettiva, le amministrazioni possono stipulare contratti senza corrispettivo finanziario diretto e individuando i partner privati attraverso procedure semplificate, anche diverse da quelle ordinarie.

Il comma 2 dell’art. 134 rappresenta la base normativa specifica per il partenariato speciale, consentendo a Stato, Regioni ed enti territoriali di attivare forme “analoghe o ulteriori” di collaborazione con soggetti pubblici e privati.

Contestualmente, l’art. 89 del Codice del Terzo Settore prevede la possibilità di attivare tali partenariati anche in esclusiva con enti non profit, a conferma della volontà di valorizzare il ruolo del Terzo Settore.

Le Linee guida richiamano entrambi i riferimenti, collocandosi all’incrocio tra Codice appalti e normativa del Terzo Settore, tentando di colmare il divario tra il potenziale espansivo dell’istituto e la tradizionale prudenza applicativa delle amministrazioni.

Principali novità e contenuti delle Linee guida

Le Linee guida chiariscono che il partenariato speciale pubblico-privato rappresenta un modello innovativo pensato per rafforzare la collaborazione tra amministrazioni e soggetti privati – incluse le realtà del Terzo settore – nella valorizzazione del patrimonio culturale.

L’obiettivo non è tanto quello di replicare gli schemi tradizionali della concessione di servizi, quanto piuttosto di favorire una vera e propria co-progettazione, in cui pubblico e privato condividono strategie, obiettivi e responsabilità.

Le linee guida pongono l’accento su alcuni principi chiave: la sussidiarietà orizzontale, la trasparenza dei procedimenti e la centralità del progetto di valorizzazione, che deve essere pensato in termini di sostenibilità economica, sociale e culturale. L’intento è di creare percorsi di recupero, gestione e fruizione dei beni culturali che siano al tempo stesso innovativi e duraturi.

Nel nuovo Codice dei contratti pubblici, il partenariato speciale ex art. 134 d.lgs. 36/2023 ha un campo di applicazione molto ampio: possono essere oggetto di partenariato non solo i beni culturali immobili, ma anche quelli mobili, e le attività ammesse vanno dal restauro alla manutenzione programmata, dalla gestione dei luoghi alla loro apertura alla pubblica fruizione, fino a tutte le iniziative volte a favorirne la conoscenza e la valorizzazione sociale. In questo quadro, restano però esclusi i servizi meramente strumentali – come vigilanza, pulizia o bigliettazione – che continuano a seguire le procedure ordinarie di gara.

In quest’ottica le Linee guida chiariscono che ciò che distingue il partenariato speciale da un appalto è la sua natura gratuita per la pubblica amministrazione: non vi è un corrispettivo diretto, ma il partner privato trae benefici economici indiretti attraverso i servizi di accoglienza, le attività culturali, i proventi da bookshop, merchandising, eventi e iniziative innovative, su cui possono essere previste royalties a favore dell’amministrazione.

Sul piano procedurale, l’amministrazione deve innanzitutto elaborare un progetto di valorizzazione, motivando la scelta del partenariato rispetto ad altre forme di gestione. Segue la pubblicazione di un avviso pubblico, volto a garantire trasparenza e par condicio, cui gli operatori economici rispondono con proposte progettuali. La valutazione delle proposte non si limita al piano economico-finanziario, ma considera la qualità culturale, l’impatto sul territorio, la capacità di inclusione sociale e di attivare le comunità.

Elemento centrale è la fase di coprogettazione e di gestione condivisa: le linee guida prevedono la costituzione di un organismo di collaborazione tra amministrazione e partner, che assume le decisioni strategiche e monitora la realizzazione degli interventi. Si tratta dunque di un modello basato sulla condivisione e non sulla mera delega, in cui pubblico e privato perseguono insieme finalità di tutela e valorizzazione.

Non manca un’attenzione ai profili di trasparenza: pur trattandosi di contratti esclusi dall’applicazione integrale del Codice, l’ANAC ha richiamato la necessità di rispettare i principi di legalità, imparzialità e concorrenza, verificando requisiti e assenza di conflitti di interesse anche per i rapporti a titolo gratuito.

Sul punto il MIC offre un modello di avviso pubblico, che le amministrazioni possono a loro volta compilare e adattare alla luce delle esigenze e peculiarità specifiche dell’istituto e del contesto nel quale lo stesso si colloca.

Infine, le linee guida aprono a nuovi scenari, riconoscendo il ruolo delle imprese culturali e creative, delle università e dei centri di ricerca, delle fondazioni bancarie e degli enti del Terzo settore, con i quali è possibile sviluppare forme dedicate di partenariato. In questo senso, il partenariato speciale si candida a diventare uno strumento capace di coniugare tutela, innovazione e sostenibilità, rafforzando il legame tra istituzioni culturali e comunità di riferimento.

Brevi considerazioni

In conclusione, le nuove Linee guida segnano un passaggio importante: il partenariato speciale non è più solo un’eccezione sperimentale, ma un modello destinato a incidere stabilmente nella gestione del patrimonio culturale. Per funzionare davvero, richiederà però alle amministrazioni una capacità proattiva di progettazione e di governo dei processi collaborativi, così come la disponibilità a misurarsi con approcci più aperti e partecipativi.

Se applicato in modo coerente, questo strumento può rappresentare non soltanto un’opportunità di recupero e valorizzazione dei beni, ma anche un’occasione per rafforzare il legame tra istituzioni, comunità e imprese, in una prospettiva di sostenibilità culturale ed economica che guarda al futuro.

Circolare MIC n. 10/2025 – Linee guida in materia di partenariato speciale pubblico privato per gli istituti e i luoghi della cultura

 

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